Un operaio è morto per le esalazioni del depuratore. L'operatore del 118 che gli praticava il massaggio cardiaco è morto con lui. È successo stamattina a San Vito Lo Capo, nella struttura della Tonnara del Secco.
Non è una disgrazia. È un meccanismo che si ripete: un uomo scende per una verifica in un impianto, respira, crolla. Un altro uomo arriva per salvarlo e muore. Lavorare e soccorrere, stesso esito.
Il meccanismo
L'addetto alla struttura era sceso per un controllo quando si è sentito male. Le esalazioni provenienti dall'impianto hanno fatto il resto. Sul posto sono arrivati i sanitari del 118, e mentre uno degli operatori praticava il massaggio cardiaco all'operaio, è morto anche lui. Due corpi nella stessa mattina, nello stesso punto.
Le indagini sono condotte dai carabinieri. Sul posto anche i funzionari dello Spresal di Trapani, il servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro. La loro domanda è quella che conta: come si scende in un depuratore, con quali rilevazioni dell'aria, con quali dispositivi, con quale formazione. Prima che un operaio scenda in una vasca, l'aria va misurata, la discesa va autorizzata, un collega deve restare fuori a controllare. Ogni passaggio saltato è un rischio in più, e in agosto, con gli organici ridotti e i turni estivi, i passaggi saltati aumentano. Un impianto di depurazione trattiene gas che uccidono in pochi attimi, senza odore che avverta. La procedura corretta esiste. La domanda è se qualcuno l'ha applicata.
Le conseguenze per i deboli
Due famiglie restano senza chi le manteneva. L'operaio aveva un'età da lavoro, il soccorritore pure: sono morti facendo ciò che facevano ogni giorno, uno verificando un impianto, l'altro rispondendo a una chiamata di soccorso. Nella stagione in cui San Vito Lo Capo accoglie migliaia di turisti, i servizi essenziali della città hanno perso due uomini in una mattina. Un operaio morto sul lavoro è la statistica che ogni anno la Sicilia ripete: il conto lo pagano i salari più bassi, i cantieri più scoperti, gli appalti al massimo ribasso. E il soccorritore è la vittima che nessun calcolo prevede: chi arriva per primo, senza il tempo di chiedere cosa c'è nell'aria, diventa il secondo cadavere. La catena del salvataggio si spezza nel punto esatto dove dovrebbe funzionare.