La spiaggia di San Vito lo Capo, nella provincia trapanese, rischia di scomparire a causa di un fenomeno di erosione accelerata. Legambiente Pizzo Cofano ha inviato una richiesta urgente di intervento a Comune, Ministero, Assessorato Regionale e Autorità di bacino, per istituire un gruppo di lavoro tecnico permanente che coinvolga università e istituzioni. La domanda è stata inoltrata lo scorso 23 settembre, con la speranza di ricevere risposta entro i trenta giorni richiesti.
Il circolo sostiene che la richiesta sia suffragata da oltre 1650 firme raccolte con la campagna Salviamo San Vito lo Capo. Giuseppe Messina, presidente del Circolo Pizzo Cofano, ha annunciato a Meridionews che la raccolta è ancora aperta e che i sostenitori sono ormai oltre quota 1650.
Una pocket beach che non si autorigenera
San Vito lo Capo è definita una pocket beach, un sistema chiuso compreso tra due promontori, senza apporti fluviali e in cui i sedimenti si muovono soltanto all'interno della baia. Ciò che la spiaggia perde non viene ripristinato da fonti esterne. Per Legambiente, la situazione è peggiorata nel corso degli anni e la proiezione indica un'ulteriore acutizzazione del problema.
Lo stesso Messina ha sottolineato come la spiaggia soffra di problematiche globali, come l'innalzamento dei mari e un moto ondoso sempre più intenso, e di fattori locali. L'infrastruttura del porto avrebbe alterato le correnti intrappolando la sabbia, mentre il carico antropico diurno e serale, con eventi organizzati direttamente in spiaggia, sottrae sedimenti senza apporti esterni.
I dati delle rilevazioni
Gli studi condotti dal circolo hanno evidenziato una frammentazione nei dati disponibili. Il Piano per l'Assetto Idrogeologico classifica 387 metri lineari in pericolosità bassa, sulla base di una linea di costa rilevata nel 2003. Il Piano regionale contro l'erosione costiera del 2020 indica 905 metri lineari in erosione, in classe di pericolosità media. Il Piano di utilizzo del demanio marittimo adottato nel 2022 conferma la linea di costa del sistema informativo demaniale senza specificare data e modalità del rilievo.
L'ultima misura disponibile risalirebbe al 2019, oltre sette anni fa, e non tiene conto degli eventi meteomarini di gennaio 2026 per i quali era stato dichiarato lo stato di emergenza. Nessuna amministrazione in indirizzo è in grado di indicare l'attuale larghezza dell'arenile sulla base di un rilievo proprio.
Le 22 richieste e la scadenza
Legambiente Pizzo Cofano ha formulato 22 richieste specifiche. Il termine per le risposte scade nei trenta giorni dalla trasmissione della domanda. Messina ha definito prioritario istituire subito un tavolo tecnico che metta assieme le competenze degli studiosi, presenti sul tema da oltre trent'anni, con la macchina amministrativa.
Il presidente del circolo ha registrato un forte riscontro pubblico: oltre 20mila visualizzazioni su Facebook e una grande partecipazione tra i tesserati e i cittadini. La scadenza delle risposte è il prossimo passo atteso.