Laura Bonafede era una maestra elementare. Per la giustizia era anche il punto di contatto di Matteo Messina Denaro, l'ex primula rossa di Castelvetrano. In appello la condanna scende da 11 anni e 4 mesi a 9 anni. Ma l'accusa di associazione mafiosa regge. In secondo grado come in primo.
«"Eravamo una famiglia", scriveva la Bonafede in uno dei pizzini trovati nel covo del boss. Non era poesia. Era la descrizione di un meccanismo di potere radicato da generazioni.»
Il sistema della latitanza
Laura Bonafede è figlia di Leonardo Bonafede, capomafia di Campobello di Mazara. È moglie di Salvatore Gentile, condannato per due omicidi su ordine di Messina Denaro. Da anni era l'amante del boss. Un intreccio familiare che non lascia spazio al dubbio: il giudice Paolo Magro ha scritto nelle motivazioni che «deve ritenersi definitivamente accertato che ha consapevolmente preso parte all'associazione mafiosa Cosa Nostra capeggiata da Matteo Messina Denaro».
Il legame tra la maestra e il boss parte dal 1996. Trent'anni di fedeltà, documentata dai pizzini. «Mi manca tutto. Anche guardare un film assieme», scriveva lei. In uno dei fotogrammi del boss al supermercato due giorni prima della cattura, Laura è lì che lo aspetta al reparto salumeria. Cucinava per lui, faceva la spesa, custodiva i segreti. Un sostegno logistico che secondo la procura ha «avuto un sicuro rilievo strategico per l'attività dell'associazione mafiosa», permettendo al capo di «continuare a svolgere il proprio ruolo» mentre era latitante.
Il conto per la collettività
Bonafede è stata condannata anche al risarcimento: 25mila euro ai Comuni di Castelvetrano e Campobello di Mazara, 10mila alla Regione Siciliana, tremila alle associazioni antimafia. Cifre che sembrano simboliche, se paragonate ai decenni di latitanza di Messina Denaro e ai morti che la sua cosca ha seminato. Per il cugino Andrea Bonafede junior la Cassazione ha escluso l'appartenenza a Cosa Nostra, nonostante l'assistenza al boss durante la malattia. Il confine tra complicità e solidarietà familiare resta labile, nel codice omertoso di una regione dove il cognome pesa più della legge.