Colpi di pistola contro l’abitazione di un giovane di 27 anni agli arresti domiciliari, in via Rocky Marciano, quartiere Zen di Palermo. Gli agenti hanno trovato ogive conficcate nel portone e bossoli a terra. Poco dopo, al pronto soccorso di Villa Sofia, si presenta un 42enne residente nello stesso viale con una profonda ferita al braccio. Racconta di essere caduto sul vetro. La scientifica ha raccolto tracce di sangue sul posto.

Due versioni della stessa notte: quella del ferito, caduto sul vetro, e quella degli ogive nel portone. In mezzo, un quartiere che ha imparato a non fare domande. La squadra mobile indaga sul collegamento tra l’uomo di Villa Sofia e i colpi esplosi contro la casa del domiciliato.

Il meccanismo

Lo Zen non è un luogo qualsiasi. È il quartiere costruito per dare case ai palermitani e lasciato solo da decenni: servizi mancanti, spazi pubblici abbandonati, controllo territoriale affidato a chi ne ha preso il posto dello Stato. Nei quartieri così le faide non nascono, maturano. Crescono dove la presenza pubblica si ritira.

La cronaca recente lo dimostra: la notte di Ferragosto, in via Costante Girardengo, Vito Genovese, 45 anni, è stato ucciso durante una rissa in strada con diversi colpi di cacciavite. Per quel delitto sono in carcere un uomo di 34 anni e due minorenni. Ora i colpi contro la casa di un 27enne ai domiciliari. La spirale non è un’ipotesi: è una sequenza, e le sequenze hanno autori e contesti.

Chi spara contro un portone non cerca necessariamente un morto. Manda un messaggio: so dove dormi, so che sei in casa, la porta non ti protegge. È il linguaggio del controllo territoriale, ed è più efficace di qualsiasi pizzo formale perché non lascia ricevute.

Le conseguenze per i deboli

Pagano le famiglie oneste che vivono allo Zen, quelle che hanno ricevuto la casa e non hanno mai ricevuto altro: servizi, presidi, futuri. Pagano i ragazzi del quartiere, che vedono la strada come unica carriera disponibile. E paga chi si ferisce, con versioni da costruire al pronto soccorso perché parlare chiaro ha un prezzo noto.

Nel frattempo le istituzioni arrivano dopo: rilievi, scientifica, squadre mobili. Tutte cose necessarie. Nessuna di queste restituisce un cortile ai bambini.

La domanda