**Clara Pangaro, direttrice del carcere minorile Malaspina di Palermo, è stata rimossa dall'incarico dopo l'incendio appiccato la scorsa sera da alcuni detenuti.** A comunicarlo, il 25 agosto, è stato il Garante dei detenuti Pino Apprendi. Le sue parole definiscono il caso: «Personale degli istituti penitenziari parafulmine al sistema che non funziona».
Quando brucia un istituto minorile, il primo nome a cadere è quello di una dirigente. Mai la carenza di organico, mai i tagli, mai il sistema che ha ridotto le carceri siciliane al limite della tenuta. Si sostituisce il parafulmine e si dichiara spento l'incendio.
**Il meccanismo.**
Questo giornale ha già documentato le conseguenze del rogo: cinque agenti finiti in ospedale e detenuti trasferiti fuori dalla Sicilia, con quattro ragazzi del Malaspina spostati in istituti lontani. La sequenza è nota. Emergenza, trasferimenti d'urgenza, e poi una testa. La rimozione della direttrice arriva in tempi rapidissimi, mentre sulle cause strutturali dell'istituto non arriva nessuna risposta. Chi dirige un carcere gestisce le risorse che gli vengono date. Se quelle risorse non bastano, la responsabilità è condivisa con chi le assegna. Ma chi assegna non viene mai rimosso.
Il Garante lo dice senza mezzi termini: il personale penitenziario assorbe i colpi di un sistema che non funziona. Agenti in ospedale, direttrici rimosse, adolescenti spostati a centinaia di chilometro dalle famiglie. Ogni anello della catena paga, tranne quello che decide la catena.
**Le conseguenze per i deboli.**
I primi deboli qui sono due, insieme. I minorenni detenuti, per i quali il Malaspina doveva essere un luogo di recupero e che ora vivono trasferimenti traumatici lontano dai riferimenti familiari. E gli agenti penitenziari, che presidiano strutture sottodimensionate e finiscono all'ospedale quando la tenuta cede. Su entrambi grava la stessa aritmetica: meno risorse, più emergenze, più colpe individualizzate.
E c'è un terzo effetto, più silenzioso. Ogni dirigente che vede rimuovere una collega dopo un incendio impara la lezione: meglio non segnalare, meglio non documentare, meglio gestire il degrado in silenzio. Così il sistema che non funziona smette anche di raccontarsi.
**La domanda.**
Se dopo ogni incendio si rimuove chi lo ha vissuto e nessuno risponde di ciò che l'ha reso possibile, quanti parafulmini servono prima che qualcuno guardi la struttura?