La Procura di Palermo ha sequestrato il depuratore di Borgetto. Sigilli apposti dai carabinieri della stazione dopo un accesso ispettivo con l'Arpa: criticità nella gestione degli scarichi, delle acque reflue e dei rifiuti, oltre a carenze nella tenuta della documentazione dell'impianto.
L'impianto non è un anello isolato: le acque trattate confluiscono nel bacino idrografico locale, raggiungono attraverso torrenti e valloni il tratto terminale del fiume Jato e sfociano nel Golfo di Castellammare. Ciò che non viene depurato finisce nel mare dove la gente nuota.
**Il meccanismo.**
Il sequestro nasce da un'indagine dei carabinieri della stazione di Borgetto, che ha formulato ipotesi di reato. Nel sopralluogo con l'Arpa sarebbero emerse gestioni non corrette di scarichi e reflui. La magistratura ha affidato la gestione ordinaria all'impianto al responsabile dell'ufficio tecnico comunale: il Comune fa funzionare ciò che la Procura ha chiuso.
L'assessore ai lavori pubblici Erasmo De Luca rimanda il problema indietro nel tempo: «Questa situazione parte dal 2014-2015. All'epoca, nonostante le prescrizioni pervenute al Comune, non fu fatto l'adeguamento di tutto quello che riguarda la depurazione». Dieci anni di prescrizioni ignorate. Il sindaco Roberto Davì aggiunge un dettaglio pesante: nel corso degli anni sarebbero rimaste senza riscontro anche alcune sollecitazioni degli enti competenti. Sollecitazioni senza risposta, prescrizioni senza esecuzione: la filiera completa del non fatto.
Poi il guasto tecnico: una valvola che blocca il passaggio dei reflui da una vasca all'altra. Trattamento d'emergenza con prodotti chimici e interventi manuali dal 14 agosto. Poi l'Arpa, poi i sigilli.
**Le conseguenze per i deboli.**
De Luca lo dice senza girarla: servono investimenti importanti che il Comune, in stato di dissesto, non possiede. Tradotto: un piccolo comune siciliano non può pagare da solo la depurazione che lo Stato gli impone e che nessuno finanzia. Nel mezzo restano gli abitanti, che bevono acqua potabile gestita da un altro ramo dello stesso sistema e guardano il Golfo di Castellammare aspettando i campionamenti dell'agenzia ambientale. Se i reflui hanno viaggiato verso il fiume Jato per settimane, il conto lo pagano pescatori, bagnanti, agricoltura della valle.
Chi ci guadagna? Nessuno dichiaratamente. Guadagna un metodo: tagliare gli adeguamenti, rimandare le manutenzioni, rispondere alle segnalazioni con silenzio finché non arrivano i carabinieri a fare ciò che gli uffici non hanno fatto.
**La domanda.**
Dieci anni di prescrizioni, un Comune in dissesto, un golfo a rischio: chi aveva il dovere di intervenire prima che arrivassero i sigilli, e perché non l'ha fatto?