Il pubblico ministero torna a chiedere la condanna di Calogero Mannino nel processo d'appello sui suoi presunti correi nella trattativa stato-mafia. La procura lo considera un pilastro dell'intero impianto accusatorio, mentre la sua assoluzione nel giudizio stralcio è passata in giudicato il 22 luglio 2019.
Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è: come può un uomo essere pilastro di un sistema criminale in un processo e pienamente estraneo in un altro, con gli stessi fatti sul tavolo?
**Il meccanismo.**
Sul blog Mafie di Domani, curato da Attilio Bolzoni insieme a Francesco Trotta, emerge la requisitoria finale del pubblico ministero nel giudizio d'appello contro gli ex ufficiali del Ros coimputati. Il pm ha dedicato alla posizione di Mannino una parte cospicua dell'arringa, corredandola di una memoria scritta. La tesi: il coinvolgimento fu pieno, attivo, consapevole. Le condotte contestate riguardavano entrambe i fatti per cui si discute in quella sede.
Ma il procedimento separato su Mannino era già chiuso: rito abbreviato, assoluzione del gup di Palermo, conferma della Prima sezione della Corte d'appello il 22 luglio 2019, ricorso della procura dichiarato inammissibile dalla Cassazione. Irrevocabile. Il pm lo scrive nero su bianco: non insegue una rivalsa impossibile. Insiste perché senza il ruolo di Mannino l'impianto accusatorio sull'intera vicenda perde un suo punto di appoggio.
Sullo sfondo c'è il delitto Guazzelli, ucciso nel 1984 dopo la conclusione del maxi processo. Secondo l'accusa, l'omicidio del direttore de l'Espresso doveva essere il primo di una serie di attentati destinati a seminare sgomento nelle istituzioni, fino a ridurre lo Stato in ginocchio.
**Le conseguenze per i deboli.**
Quarant'anni di processi producono verità parcellizzate: un tribunale dice X, un altro tace, la Storia resta con il dubbio. Il cittadino che legge sentenze contrastanti smette di distinguere tra assoluzione per prova di innocenza e assoluzione per rito che non ha mai toccato il merito. È questa nebbia il terreno su cui cresce l'omertà civile: se nemmeno quarant'anni di indagini danno una risposta, perché fare domande?
E c'è la questione del potere politico. Mannino era ministro dell'Agricoltura. Se un ministro sedette allo stesso tavolo della trattativa, ogni promessa istituzionale di non trattare prende il sapore di una clausola facoltativa.
**La domanda.**
Se il ruolo di Mannino è irrinunciabile all'accusa, chi risponde dei quarant'anni in cui quel ruolo non è stato mai accertato né escluso?