Ismaele La Vardera, deputato regionale e leader del Movimento Controcorrente, denuncia di essere stato apostrofato a Mondello da una donna che urla: "Devi andare via, non sei benvoluto, la spiaggia è della mafia". L'episodio arriva due giorni dopo l'annuncio del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo contro la decisione del CgA che ha permesso all'immobiliare Italo Belga di continuare a gestire la spiaggia di Mondello.

Non è la sfuriata di una signora infastidita. È la voce del sistema che difende il proprio spazio. "La spiaggia è della mafia" — la frase, urlata in favore di telecamera, non è uno sfottò. È la normalizzazione di un'idea: che la mafia abbia diritto di possesso su un bene pubblico. E che chi contesta questo possesso debba andare via.

Il meccanismo è subdolo e antico. Mondello non è solo una spiaggia: è il simbolo della Palermo bene, della Palermo che sa e tace. L'Italo Belga, la società che gestisce lo stabilimento balneare conteso, è al centro di una battaglia legale che dura da anni. Il CgA — il Consiglio di Giustizia Amministrativa — ha permesso alla società di continuare a gestire la spiaggia. Controcorrente, con l'avvocato Stefano Giordano, ha individuato quattro motivi di ricorso alla Corte EDU: violazione del diritto al godimento di un bene pubblico, alla qualità della vita, oltre a una forma di discriminazione. Ma mentre la battaglia si sposta a Strasburgo, nelle strade di Mondello la reazione è più immediata: "la spiaggia è della mafia", gridano. E non è una battuta. La mafia non ha bisogno di picciotti armati per controllare un territorio: le bastano le parole di chi, spontaneamente, difende lo status quo. La signora che urla "devi andare via" non è un boss. È molto più efficace: è la società civile che ha interiorizzato il dominio mafioso come ordine naturale.

Chi perde, in questa storia, non è La Vardera. Sono i cittadini di Palermo — quelli che non hanno l'abbonamento all'Italo Belga — a cui viene negato il diritto di godere di un bene pubblico. La spiaggia di Mondello è pubblica. Ma di fatto è privata: l'arenile è occupato da stabilimenti balneari che decidono chi può entrare e a quale prezzo. La denuncia di La Vardera non è solo contro la mafia: è contro un sistema che ha privatizzato la costa, normalizzato l'illegalità e trasformato un diritto in un privilegio. E chi difende questo sistema — anche solo con una frase urlata in spiaggia — lavora per gli stessi interessi che tengono la Sicilia prigioniera del silenzio. Il deputato scrive: "La mia vita è cambiata per sempre, ma la rifarei altre mille volte". Questa è la misura del costo che paga chi sceglie di non tacere.