Sono passati 34 anni dalla strage di via D’Amelio. Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta furono uccisi dalla mafia il 19 luglio 1992. La Uil Sicilia li ha ricordati nel segno dell'impegno civile. Nello stesso giorno, il leader del M5s Giuseppe Conte denunciava pubblicamente: «Gli inquirenti ci segnalano un arretramento nella lotta alle mafie».
Non è una coincidenza. 34 anni dopo la strage che sconvolse l’Italia, le parole del capo politico del Movimento 5 Stelle suonano come un atto d’accusa contro un governo che, secondo Schlein, «sta facendo il contrario di ciò che servirebbe» nella battaglia alla criminalità organizzata. Non è una questione di colore politico. È la fotografia di un Paese che si appresta a celebrare il 34° anniversario della strage con le parole di chi, ogni giorno, contrasta la mafia e denuncia che qualcosa si sta perdendo.
Il meccanismo
Il 19 luglio 1992 Cosa Nostra uccise Borsellino con un’autobomba in via D’Amelio. La strage arrivava 57 giorni dopo l’omicidio di Giovanni Falcone a Capaci. Due magistrati che indagavano sui rapporti tra mafia e potere, fatti saltare in aria perché si erano avvicinati troppo alla verità. Oggi, a 34 anni di distanza, restano zone d’ombra sulla strage: l’agenda rossa di Borsellino non è mai stata ritrovata, i depistaggi sono ancora oggetto di inchiesta, la verità processuale convive con dubbi irrisolti. Il racconto politico si ripete: Conte cita gli inquirenti che segnalano un arretramento, Schlein dice che «contro la mafia bisogna fare il contrario di quello che ha fatto il governo». Il rischio è che la lotta alla mafia diventi una questione di propaganda, mentre le indagini continuano nel silenzio delle procure e la magistratura denuncia risorse insufficienti per contrastare un fenomeno che si evolve e si mimetizza.
Le conseguenze per i deboli
Quando lo Stato arretra nella lotta alle mafie, le prime vittime sono gli ultimi: i commercianti che pagano il pizzo, i lavoratori che subiscono il racket, i giovani che vedono nella criminalità l’unica via d’uscita dalla disoccupazione. Se la politica si distrae, la mafia occupa gli spazi. E 34 anni dopo via D’Amelio, il silenzio delle istituzioni è il regalo più grande che si possa fare a Cosa Nostra.