L'asilo di via XXVII Maggio, nel quartiere Sperone di Palermo, fu costruito nel 1977 per accogliere trenta bambini. Non ha mai aperto i cancelli. Cinquant'anni dopo, ricostruito dalle fondamenta dopo un incendio e due demolizioni, è stato consegnato al Comune qualche settimana fa. Le iscrizioni per il 2026 non partiranno: se ne parlerà nel 2027.
Nel quartiere ci sono tremila bambini in età da asilo nido su settantacinquemila abitanti della seconda circoscrizione. Per trenta posti le mamme erano pronte a festeggiare come se fossero trecento. Questa è la misura di ciò che lo Stato lascia alle periferie.
Il meccanismo
La storia è documentata. Venticinque amministrazioni comunali si sono passate il fascicolo. Nel 1977 l'edificio resta chiuso perché mancano le firme per aprire. Incustodito, diventa prima parco giochi, poi rifugio di spacciatori che lo trasformano in punto di consumo di droga. Don Pino Puglisi aveva chiesto quell'asilo a gran voce: aveva capito che una scuola in un quartiere di boss vale più di un presidio di carabinieri. Il 15 settembre 1993 la mafia lo ha ucciso proprio nel giorno del suo compleanno. La scuola è rimasta vuota.
Nel 2014 un incendio devasta tutto. I bambini del quartiere chiamano quel rudere la casa degli orrori. La preside Antonella Di Bartolo, dell'istituto Sperone-Pertini, inizia il pellegrinaggio tra gli uffici comunali. La demolizione arriva nel febbraio 2019, davanti a tremila persone. Un progetto condiviso con architetti e famiglie viene consegnato a un sindaco che promette lavori entro una settimana. Ci vorranno altri cinque anni.
E quando nel 2024 il cantiere apre davvero, dopo un mese e mezzo operai e mezzi spariscono. Sono scappati sotto minaccia: intimidazioni a mano armata, furti di mezzi, richieste di pizzo. Riprendono il lavoro soltanto quando prefetto e sindaco concedono una scorta armata. Per costruire un asilo.
Le conseguenze per i deboli
A pagare sono le famiglie che non possono permettersi l'asilo privato, le madri che non tornano al lavoro, i bambini che crescono guardando un rudere. E chi chiede il pizzo sa che su quella periferia nessuno verrà a controllare. Di Bartolo in dieci anni ha abbattuto la dispersione scolastica dal 27 all'1 per cento andando a prendere i bambini mano nella mano. Lo Stato, nello stesso tempo, non è riuscito ad aprire una porta.