**Ogni mandamento mafioso riempie la cassaforte con i soldi delle scommesse. Lo scrive l'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Palermo sulla famiglia dell'Acquasanta.** Secondo la ricostruzione del capomafia pentito Giovanni Ferrante, a raccogliere le puntate pensava Giulio Biondo, autista di Stefano Fontana, mai formalmente uomo d'onore ma di fatto tale. Le agenzie di scommesse della zona si aprivano solo con l'autorizzazione dei Fontana. Trentamila euro al mese finivano nelle loro casse. Ventimila al Biondo. Una parte delle giocate scaricata su piattaforme illegali, per lo più estere.

Un'unica società: così l'hanno chiamata gli stessi protagonisti nelle intercettazioni. Dal 2021 l'Acquasanta progetta di accorpare le agenzie sotto un'unica regia. La regia è di Raffaele Galatolo, ergastolano. Arrestato lo scorso giugno, guidava gli affari sfruttando i permessi premio. Il carcere duro non tocca i profitti.

Il meccanismo

Il gioco legale è la faccia pulita di un giro sporco. Le agenzie raccolgono le scommesse dei giocatori, gente comune che punta dieci euro sul derby. Una parte va allo Stato con le sue tasse. L'altra defluisce verso i siti illegali che i clan controllano insieme ai fratelli Marino di Borgo Vecchio, fornitori delle piattaforme fuori legge. Lo Stato concede le licenze, il territorio decide chi le esercita. Nessun controllo incrocia le due cose.

E dentro ci sono anche le famiglie. Finito nei guai giudiziari il Biondo, la gestione passa a Davide Matassa e ai cugini Angelo Galatolo, uno soprannominato Nascone e l'altro Angelino, con Paolo Manno. Nelle intercettazioni il Nascone rivendica ventotto anni di scommesse clandestine. Otto agenzie, racconta Matassa, affidate al figlio dell'ergastolano. L'eredità si divide in vita, mentre i padri contano i giorni dei permessi.

Le conseguenze per i deboli

Il giocatore patologico del quartiere è il combustibile di questo motore. Svuota la pensione, il conto in banca, la casa. E i quartieri dove le agenzie si moltiplicano sono sempre gli stessi: quelli dove manca il lavoro, la scuola, il futuro. Il clan non impone il gioco. Lo offre come unica emozione disponibile.

Chi ci guadagna lo sappiamo: trentamila euro al mese più le piattaforme estere. Chi ci perde: le famiglie di un rione che paga due volte, con il portafoglio e con l'omertà.

La domanda