Il Consorzio delle autostrade ha ingaggiato Maurizio Scaglione, il super pagnottista, per nascondere magagne e contiguità mafiose. Si è affidata a lui anche Taormina Arte, feudo di Fratelli d'Italia. Lo schema del sedicente editore consiste nel dare voce ai padroni, cioè a chi lo paga, e nell'oscurare chi, a quei padroni, muove una critica. Il caso di Leo Gullotta, prima incluso e poi escluso da un premio alla carriera, grida vendetta. IlSicilia.it si è occupato della polemica. Della denuncia dell'attore però non c'era traccia. C'era solo la replica di TaoArte. Un giornalismo a dir poco sbilenco. Che tuttavia affascina Schifani e l'assessore Dagnino. I quali, alle pagnotte rastrellate dal faccendiere a Palazzo d'Orleans, hanno voluto aggiungere un altro regalo: 58 mila euro appena sottratti alla legge sull'editoria. Cioè a chi fa giornalismo vero, non truccato, come rileva Buttanissima. Come sottolinea il settimanale, si tratta di un giornalismo che dà voce ai padroni e tace le critiche.

Questo non è un caso isolato. È un sistema che trasforma il giornalismo in strumento di censura selettiva, dove chi comanda decide cosa si vede e cosa resta nel buio.

Il meccanismo

Scaglione riceve incarichi da chi deve narrare la propria versione dei fatti. Il Consorzio delle autostrade lo usa per coprire magagne e legami con la mafia. Taormina Arte, feudo di Fratelli d'Italia, fa lo stesso. ilSicilia.it pubblica la replica di TaoArte ma tace la denuncia di Gullotta. Schifani e Dagnino premiano questo sistema con 58 mila euro tolti ai giornalisti che fanno lavoro vero. Il denaro pubblico viene dirottato verso chi pratica giornalismo di parte. Lo stesso schema si ripete. Chi paga impone la narrazione. Chi critica viene silenziato.

Le conseguenze per i deboli

Leo Gullotta subisce un'esclusione ingiustificata da un premio alla carriera. I cittadini non ricevono informazioni complete sui temi che li riguardano. I giornalisti onesti perdono risorse perché il denaro pubblico viene dirottato verso chi pratica giornalismo di parte. La legge sull'editoria viene svuotata mentre si finanziano operazioni di immagine. Chi fa giornalismo vero, non truccato, rimane senza sostegno. Il denaro pubblico, sottratto alla legge sull'editoria, viene ridistribuito verso pratiche giornalistiche di parte.

La domanda