LA PROCURA DI MILANO HA CALCOLATO CHE IL 30 PER CENTO DEL LAVORO DEI RIDER GLOVO NON VIENE RETRIBUITO. A giugno i 26mila rider della piattaforma hanno lavorato 1.197.880 ore effettive. Ne sono state pagate 855.250. La differenza, 342.629 ore, pari al 28,60 per cento del tempo, sparisce nell’algoritmo. A dirlo è il pm Paolo Storari nel parere contrario alla richiesta di revoca del controllo giudiziario presentata da Foodinho, la società proprietaria di Glovo, indagata per sfruttamento di manodopera.

Gli aumenti annunciati a fine maggio, 3 euro per consegna e 14 euro l’ora dal primo giugno, sono rimasti «sulla carta». Il tempo che conta è solo quello della consegna. Tutto il resto non esiste: l’attesa tra un ordine e l’altro, la connessione all’app senza corse, il rientro dopo la consegna.

Il meccanismo

Funziona così. Se rapportato alle ore che la piattaforma decide di riconoscere, il minimo di 14 euro l’ora risulta rispettato quasi ovunque. Se rapportato al tempo effettivo di connessione attiva, per più della metà dei rider la paga di giugno è risultata inferiore al minimo garantito. Stesso numero, due contabilità. Decide quale vale l’algoritmo, non il contratto. La Procura rileva un’«assenza di trasparenza» che rende impossibile verificare il trattamento economico effettivo, carenze su vestiario, kit di medicazione, accesso ai servizi igienici, riparo da grandine e vento, mascherine filtranti: «condizioni minimali di lavoro dignitoso» che allo stato Foodinho non rispetta.

Sotto c’è il secondo piano del meccanismo. Il sistema si basa su una forte evasione contributiva: qualificando i rider autonomi, il costo contributivo non grava sulla piattaforma ma sui prestatori, che in larga maggioranza non lo assolvono. Il danno ricade sulla collettività, e il minor costo del lavoro altera la concorrenza verso le imprese che pagano i contributi. Il pm ribadisce la conclusione: i rider vanno assunti. Slang Usb aggiunge: quando il potere datoriale viene esercitato dall’algoritmo anziché da un responsabile in carne e ossa, non smette di essere potere direttivo. Assegnare gli ordini, fissare unilateralmente il compenso, decidere quale parte del tempo ha valore economico: è subordinazione.

Le conseguenze per i deboli

Per un rider quelle ore invisibili sono la differenza tra una giornata pagata e una regalata. Sono le ore in bici sotto il sole o nella pioggia, in cui l’app è accesa ma il contatore no. E il modello non resta confinato nel food delivery: è il laboratorio di tutta l’economia delle piattaforme, dove il datore di lavoro si chiama software e la responsabilità non trova un nome. Ogni ora non pagata è un costo trasferito: sul rider che non versa contributi, sul servizio sanitario che lo raccoglie quando cade, sulle imprese oneste che perdono la gara sul prezzo. La collettività finanzia lo sconto.

La domanda