È evaso nelle prime ore di oggi un detenuto del carcere di Augusta Brucoli, inserito nel circuito dell’Alta sicurezza. La Procura di Siracusa ha aperto un fascicolo. Le ricerche sono in corso. Nessuno sa ancora da quanto tempo l’uomo era fuori, niente è noto sulle modalità della fuga.

Un carcere che conta 476 detenuti su una capienza regolamentare di 364 posti non è una prigione. È un setaccio. E quando dal setaccio passa un uomo dell’Alta sicurezza, la domanda non è chi ha aperto la porta. La domanda è quante porte erano lasciate socchiuse da anni.

Il meccanismo

I dati del ministero della Giustizia parlano da soli: 476 presenti contro 364 posti. Le ispezioni degli organi forensi hanno registrato picchi storici fino a 578 detenuti, con il ricorso costante alla tolleranza di due persone per cella. Nell’istituto scontano pena quasi solo condannati definitivi, tra cui una quota di ergastolani, divisi tra Media sicurezza, sezione Protetti e circuito Alta sicurezza.

Sovraffollamento significa sorveglianza diluita. Cella doppia dove dovrebbe essercene una singola, turni allungati, agenti che coprono tre posti con il personale di uno. Chi conosce gli istituti lo dice da anni: la fuga perfetta non esiste, esiste l’istituto lasciato solo. Il fascicolo della Procura ricostruirà modalità e responsabilità. Ma la responsabilità più grande è quella che non serve aprire un fascicolo per accertare: si legge nei numeri.

La storia recente di Augusta è una fila di campanelli d’allarme spenti uno dopo l’altro. A febbraio due detenuti morti in quindici giorni, con ipotesi di overdose. Nel mese successivo un terzo decesso, un 41enne di Messina trovato senza vita nella cella, con la famiglia che ha sollevato il tema dell’assistenza sanitaria. A marzo due agenti feriti in un’aggressione. I sindacati del personale descrivono turni lunghi, organici insufficienti, emergenza diventata ordinaria amministrazione.

Le conseguenze per i deboli

Gli agenti penitenziari pagano con la pelle la mancanza di colleghi. I detenuti comuni, quelli che scontano e rientreranno nella società, pagano con condizioni di detenzione che rendono la pena più brutale e meno rieducativa. E i cittadini pagano il conto più alto: un uomo dell’Alta sicurezza, probabilmente condannato definitivamente, stanotte sta altrove.

Chi ha scelto di risparmiare sul personale penitenziario ha firmato questa notizia molto prima che succedesse. Il risparmio si chiama così finché non accade nulla. Dopo, si chiama rischio evasione.

La domanda