**La task force istituita dalla Regione Siciliana per affrontare l'emergenza difterite e rafforzare le vaccinazioni pediatriche non contiene alcun biologo.** Lo ha reso pubblico l'Ordine dei Biologi della Sicilia. Il gruppo di lavoro nasce con il decreto assessoriale n. 886 del 24 agosto, ed è chiamato a monitorare l'evoluzione del sospetto cluster epidemico e a predisporre interventi straordinari sulle vaccinazioni.
Un organismo nato per fronteggiare un'emergenza infettiva esclude per decreto la professione che opera quotidianamente su microbiologia, diagnostica e contenimento del rischio biologico. La composizione degli organismi pubblici non segue il bisogno tecnico. Segue altre logiche.
**Il meccanismo.**
Parlare di sorveglianza epidemiologica, agenti patogeni, diagnostica, prevenzione e biocontenimento significa parlare del lavoro quotidiano dei biologi nei laboratori. Lo ricorda Alessandro Pitruzzella, presidente dell'Ordine, che non mette in discussione «l'altissimo profilo» dei professionisti scelti dalla Regione. Il punto è un altro: la complessità del mandato avrebbe richiesto una squadra multidisciplinare, e la disciplina necessaria è rimasta fuori. Nessuna motivazione tecnica spiega l'esclusione. E quando una scelta non ha spiegazione tecnica, la spiegazione sta altrove: abitudine, equilibri tra ordini professionali, porte giri che si aprono per consuetudine e non per competenza.
L'Ordine chiede all'assessore alla Salute Marcello Caruso di integrare il gruppo con un biologo di comprovata esperienza in microbiologia, biosicurezza e biocontenimento. Una richiesta di correzione, non di rivalsa.
**Le conseguenze per i deboli.**
Un cluster di difterite non colpisce tutti allo stesso modo. Colpisce i bambini non vaccinati, le famiglie che vivono nei quartieri dove le coperture vaccinali calano, chi ha meno accesso alla prevenzione. In un'emergenza infettiva ogni ritardo diagnostico e ogni lacuna nella sorveglianza si misura in contagi. Se la squadra che deve fermare il contagio manca di una competenza centrale per ragioni che hanno poco a vedere con la salute pubblica, il rischio lo pagano quelli che non possono scegliere di esporsi.
E il precedente conta quanto il caso: se in una task force su un'epidemia si può escludere una professione senza spiegazioni, domani si potrà fare altrove. Il decreto n. 886 resterà negli atti come documento di come si costruiscono le squadre pubbliche quando la porta la firma di un assessore.
**La domanda.**
Chi ha compilato la lista dei nomi, e con quale criterio ha deciso che in una guerra contro un batterio non serve chi conosce il batterio?