**Nello Musumeci ha chiamato «bestemmia» la regola dell'uscente che dovrebbe blindare il secondo mandato di Renato Schifani.** L'ex governatore, oggi ministro per la Protezione Civile, lo ha detto a un appuntamento politico al Bar Italia di Catania. E ha ricordato come quella norma non scritta era stata spazzata via proprio da Forza Italia e Lega nel 2022, quando chiesero il suo passo di lato. Non perché coinvolto in casi giudiziari o sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, ha precisato. Ma perché giudicato divisivo.
Questa è la notizia. La successione alla presidenza della Regione non si decide più davanti agli elettori. Si decide in una tenaglia di veti incrociati, sondaggi e poltrone, mentre il governatore in carica sceglie il silenzio.
**Il meccanismo.**
Musumeci porta i numeri: fino al 50 per cento di gradimento nel Governance Poll, in crescita. Schifani oscilla tra il 51 e il 56 per cento, descrisso come routine burocratica. La differenza non conta. Conta chi ha diritto di veto. Il senatore di Fratelli d'Italia Raoul Russo dice che il precedente Musumeci del 2022 fa ormai giurisprudenza. Il commissario di Forza Italia Nino Minardo replica con le parole buongoverno e continuità, e lancia un appello all'unità che suona come una preghiera.
Intanto le caselle si spartiscono. Sul tavolo c'è una trattativa coi vertici nazionali di Fratelli d'Italia e Lega, uno scambio di incarichi strategici alla maniera del manuale Cencelli. Ignazio Abbate, della Democrazia Cristiana, chiede un tavolo regionale invece dei diktat romani. I Giovani autonomisti, dopo le parole del senatore Totò Cardinale sulla scelta romana, parlano di «visione coloniale»: la Sicilia usata come serbatoio di voti e moneta di scambio per le poltrone della capitale.
**Le conseguenze per i deboli.**
Mentre la coalizione litiga sulla poltrona, restano aperte le questioni che nessuno mette sul tavolo. Le liste d'attesa negli ospedali. L'acqua che non arriva nelle case. I fondi degli impianti sportivi ancora in fase di accreditamento. Un mandato che entra nell'ultima parte con un governatore ostaggio dei veti altrui produce una cosa sola: immobilismo. Chi dipende dai servizi pubblici non vota segreto. Aspetta.
E se Schifani provasse a forzare la mano con dimissioni o rimpasto, gli alleati potrebbero cogliere l'occasione per incassarne l'uscita. Se invece cede, paga con concessioni di sottogoverno. In entrambi i casi la partita si gioca tra pochi uomini, in sale chiuse, a mesi dalle elezioni regionali.
**La domanda.**
Chi ha dato alla Sicilia un sistema in cui la presidenza della Regione si eredita per patto tra partiti, e un governatore può perdere il seggio per una frase pronunciata davanti a una granita?