LA POLTRONA CHE SCEGLIE LE FABBRICHE — Sicilia: scade il mandato di Armao alla Cts e i partiti si spartiscono la commissione che firma le autorizzazioni ambientali
Il mandato del presidente uscente della Commissione tecnica scientifica della Regione Siciliana, Gaetano Armao, è scaduto senza rinnovo formale. Il presidente Renato Schifani aveva espresso parere favorevole alla riconferma. Ma la presidenza della Cts, organismo che rilascia le autorizzazioni ambientali per investimenti milionari, è ormai oggetto di rivendicazione tra le forze della maggioranza, nella stessa trattativa che riguarda i vertici di Irfis ed Esa. La reggenza è passata alla vicepresidente Maria Chiara Tomasino.
Una commissione tecnica che decide su eoliche fotovoltaici e impianti industriali sta per entrare nel manuale Cencelli. La politica non sta cercando il nome migliore: sta cercando il suo turno.
Il meccanismo
Il dato di partenza va letto per intero. Sotto Armao la Cts siciliana ha registrato una delle percentuali più alte a livello nazionale di pareri favorevoli sugli impianti rinnovabili. Gli obiettivi intermedi sulla quota di energie rinnovabili fissati dal ministero dell’Ambiente con scadenza 2030 sono stati superati in anticipo. Tra le pratiche istrutte figurano gli eolici marini galleggianti al largo delle coste siciliane. Insomma: l’organismo funziona, e proprio per questo diventa preda.
I partiti valutano due binari. Il primo è un profilo politico, un nome espresso direttamente da Fratelli d’Italia, possibilmente un avvocato amministrativista o un tecnico d’area di fiducia, con l’indicazione dell’assessorato al Territorio e Ambiente guidato da Giusi Savarino. Il secondo è la continuità tecnica con una figura istituzionale o accademica condivisa. Storicamente la Cts non è mai finita nella spartizione: sotto il governo Musumeci la presiedeva Aurelio Angelini, uomo lontano dalle aree politiche di maggioranza. Oggi quel precedenti sembra pesare meno degli equilibri interni alla coalizione.
La composizione dice quanto sia in gioco: 55 membri, 22 palermitani e 10 agrigentini contro 7 catanesi e 5 messinesi, 15 avvocati, 15 ingegneri, 10 geologi, 7 architetti. Ogni nome che entra da una lista porta con sé una gratitudine. E la gratitudine, in una commissione tecnica, è una moneta che circola.
Le conseguenze per i deboli
Un organismo bloccato rallenta gli investimenti energetici e con essi la possibilità di abbassare i costi dell’energia per imprese e famiglie. Un organismo politicizzato fa peggio: autorizza in base al rapporto di forza e non in base ai pareri. Nei territori dove gli impianti sorgono, contadini e residenti si troverebbero davanti non a un giudice tecnico ma a uno sportello politico. Chi ha un avvocato o una conoscenza nel partito giusto passa. Chi coltiva la terra aspetta.
L’assessorato assicura che la Commissione prosegue le attività ordinarie. Nessuno spiega invece come si concilia la tecnicità delle autorizzazioni con una nomina decisa a quattro tra sedute di direzione politica.