INCENERITORI, LE ASSOCIAZIONI ABBANDONANO LA TAVOLA — Palermo e Catania: dieci organizzazioni boicottano l’audizione regionale sui due impianti. «Procedura viziata»
Dieci associazioni ambientaliste e di categoria hanno disertato l’audizione telematica sugli inceneritori di Palermo e Catania, convocata dal dipartimento Ambiente della Regione Siciliana. Legambiente Sicilia, Wwf Sicilia, Zero Waste Sicilia, Lipu Sicilia, Associazione Idrotecnica Italiana di Sicilia orientale, Cgil Sicilia, Arci Sicilia, Federconsumatori Sicilia, Italia Nostra Sicilia e Movimento 5 Stelle Sicilia hanno firmato insieme la presa di posizione. La motivazione: non legittimare una procedura istruttoria definita “palesemente viziata e lesiva dei diritti democratici”.
Non è un gesto di protesta. È un atto di accusa contro un meccanismo che chiude i cittadini fuori dalla porta e poi chiede loro di firmare il registro.
Il meccanismo
Le associazioni indicano tre gravi forzature procedurali. La prima riguarda i tempi concessi per esaminare la documentazione dei due progetti. Documenti che descrivono investimenti da centinaia di milioni, impatti su aria, suolo e acque, vengono messi sul tavolo con finestre di lettura che rendono l’esame impossibile. Poi arriva l’audizione telematica: una videochiamata convocata in pochi giorni, nel cuore dell’estate, quando le città si svuotano e le capacità di mobilitazione calano. Infine la prospettiva del ricorso al Tar, che le associazioni tengono aperta come ultima via per far valere i diritti partecipativi.
Il sistema funziona così: si comprime il tempo della consultazione, si diluisce il contraddittorio, si accumula il silenzio. E ogni fase viziata diventa il fondamento della successiva. Quando arriverà il provvedimento finale, porterà dentro sé tutti i vizi di quello che lo ha preceduto. Ma sarà formalmente perfetto. Questo è il trucco: la legalità di facciata che copre l’illegalità del metodo.
Chi guadagna da questa corsa? Chi deve smaltire i rifiuti e trova nell’inceneritore un modello che premia la quantità bruciata e non la riduzione alla fonte. Chi perde sono i comuni ospiti, le tasche dei cittadini nelle tariffe e nei costi di gestione, i quartieri che accolgono gli impianti.
Le conseguenze per i deboli
Le comunità intorno ai siti pagano per prime: polveri, traffico di mezzi pesanti, valore degli immobili che scivola giù. Le famiglie pagano poi con le bollette e con i servizi: ogni euro immobilizzato in un forno termico è un euro tolto alla raccolta differenziata e alla prevenzione. E pagano infine con la voce: quando dieci associazioni devono rinunciare a parlare per non validare una farsa, la democrazia ambientale resta senza microfono.
In Sicilia la storia insegna che i grandi impianti arrivano sempre con promesse di occupazione e se ne vanno lasciando gestioni care e ceneri da smaltire. Il dubbio che questa volta sia diverso nessuno lo ha ancora dissipato con i fatti.