Un ordigno esplosivo artigianale è stato rinvenuto sul marciapiede di viale Tunisi, a Siracusa, nei pressi della rotatoria all'incrocio con via Sicilia. Dentro una busta di plastica, un contenitore di latta con polvere pirica e una miccia.

A dare l'allarme è stato un passante. La sua segnalazione ha fatto scattare l'intervento immediato delle forze dell'ordine e degli artificieri. Secondo una prima ricostruzione, il rudimentale dispositivo era stato posizionato dentro una busta e lasciato nei pressi di una palazzina. Era in grado di esplodere e avrebbe potuto causare seri danni. Scattate le indagini. Nessuna rivendicazione, per ora, e nessun arresto.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è quanti altri ordigni siano passati inosservati, e per quanto tempo ancora la sicurezza di una città dipenda dalla fortuna di un passante attento.

Il meccanismo

Viale Tunisi non è un luogo qualsiasi. È una strada della zona nord, trafficata, con palazzi abitati e negozi. Posare lì un contenitore di latta con polvere pirica significa accettare in anticipo che l'eventuale esplosione colpisca chiunque passi. Questo tipo di artefatti, nel siracusano, ha una tradizione recente e documentata: negli ultimi mesi la provincia ha visto assalti ripetuti ai bancomat con ordigni, fino alla bomba inesplosa ritrovata a Melilli sullo sportello UniCredit, episodio dopo il quale il sindaco Francesco Italia aveva chiesto interventi e non comunicati.

Il meccanismo dietro questi episodi è doppio. Da un lato c'è la criminalità che usa l'esplosivo come strumento ordinario di lavoro, con tecnica artigianale ma effetti reali. Dall'altro c'è lo Stato che risponde a stralci, con controlli straordinari dopo ogni episodio e normalità piena dopo due settimane. La videosorveglianza resta a macchie, le telecamere non dialogano tra loro, i presidi fissi mancano. L'artificiere interviene quando la busta è già sul marciapiede. La prevenzione dovrebbe stare molto prima, e non c'è.

Le conseguenze per i deboli

Il rischio dell'esplosivo in centro abitato non si distribuisce equamente. Lo pagano chi vive nei palazzi lungo la strada, gli anziani che passano lì ogni mattina, i bambini che tornano dalla spiaggia. Sono le persone che non possono permettersi di cambiare percorso, né di scegliere quartieri più tranquilli. Chi ha mezzi e mobilità evade il pericolo. Chi resta, resta anche davanti alla busta.

E c'è un secondo conto, economico. Ogni episodio del genere allontana clientela dai negozianti della zona, abbassa il valore degli immobili, alimenta la paura serale. Il commerciante che chiude a tarda sera e l'anziana che evita di uscire dopo cena pagano una sicurezza mancante che nessuna giunta ha mai quantificato in bilancio. Nel frattempo chi semina terrore spende poche decine di euro in polvere pirica e miccia.

La domanda