Giovedì 20 agosto la benzina in self service sulla rete stradale nazionale è tornata sopra i due euro al litro: 2,002 euro secondo l'osservatorio del ministero delle Imprese. Il gasolio arriva a 2,116. In autostrada, nel pieno del controesodo, si sale a 2,077 per la verde e a 2,186 per il diesel. L'ultima volta sopra quota due euro era settembre 2023.
Il pieno di un'auto con serbatoio da 50 litri supera i cento euro. Il taglio delle accise, prorogato il 4 agosto, non ferma la corsa. E quando sale il diesel salgono i camion, e quando salgono i camion salgono gli scaffali: il rincaro del carburante è la tassa che nessuno vota.
Il meccanismo
Il prezzo del carburante è un incrocio di leve: quotazioni internazionali, accise, Iva, margini della distribuzione. Il governo può agire solo su una parte, e lo fa con interventi temporanei. Nel marzo 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina, la verde superò i 2,2 euro e il governo Draghi rispose con un taglio delle accise. Oggi la leva è stata riattivata, ma i prezzi salgono lo stesso, perché la componente fiscale è solo uno dei fattori.
Intanto Bruxelles chiarisce quali margini hanno gli Stati per ridurre la tassazione sui carburanti, e il Codacons chiede un intervento immediato. Il rincaro, avvertono gli osservatori, si trasferisce sulla logistica e, almeno in parte, sui prezzi finali dei prodotti. Un paese che trasporta su strada la maggior parte delle sue merci assorbe ogni aumento come una spugna.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga il conto non è chi decide. È il lavoratore che usa l'auto per arrivare in fabbrica, il camionista che macina chilometri, la famiglia che riempie il serbatoio per le ferie. Un pieno da cento euro è una spesa in più che pesa di più sugli stipendi bassi. E l'aumento del diesel si scarica su ogni prodotto che viaggia su strada: pane, frutta, vestiti. L'inflazione è il prezzo che i più deboli pagano ogni giorno al distributore, senza poter scegliere.