Giuseppe Biundo, 53 anni, di Gela, è morto venerdì 14 agosto intorno alle otto nella zona industriale di Augusta. Era dipendente di una ditta che si occupa dello smaltimento di reflui. Secondo una prima ricostruzione è caduto dalla cima di un'autocisterna durante le operazioni di scarico. La Procura di Siracusa ha aperto un'inchiesta e disposto il sequestro del mezzo.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è: quanto vale la vita di un uomo che scarica reflui alla vigilia di Ferragosto, dentro il polo industriale più grande della Sicilia?

Il meccanismo

La trafila è sempre la stessa. Un uomo al lavoro, una manovra, una caduta. Poi l'inchiesta, il sequestro del mezzo, l'attesa. Nessuno viene mai fermato sul posto, nessun nome compare prima del verdetto. La sicurezza resta affidata alla diligenza del singolo lavoratore, mentre le aziende dell'indotto lavorano su tempi che non ammettono pause: la reflue va smaltita, l'autocisterna va scaricata, il ciclo produttivo non si ferma.

Biundo era un autotrasportatore, dipendente di una ditta specializzata. Il suo lavoro si svolgeva in cima a un mezzo, senza che le condizioni di quella operazione fossero state messe in sicurezza. La Procura accerterà le responsabilità. Ma intanto resta una domanda sul lavoro di Biundo: le manovre di scarico di un'autocisterna si svolgono in quota, su mezzi che trasportano reflui, dentro un'area industriale che non si ferma per Ferragosto. Le condizioni di quella operazione, alle otto del mattino del 14 agosto, saranno al centro degli accertamenti. Ma la sequenza degli incidenti nei poli industriali siciliani dice già come va a finire: si indaga, si sequestra, si archivia, si aspetta la prossima vittima.

Le conseguenze per i deboli

I primi a pagare sono la famiglia di Giuseppe Biundo e i suoi colleghi. Poi paga l'intero indotto: gli operai delle ditte in appalto che ogni giorno entrano nelle aree industriali di Augusta, Priolo, Melilli, dove le bonifiche restano incompiute e la manutenzione è affidata a chi vince l'appalto più economico. Un morto alla vigilia di Ferragosto non ferma il ciclo: il giorno dopo la produzione riprende, con un posto in meno e nessuna risposta. Biundo era di Gela, città di raffinerie e cantieri. La sua morte riapre il conto delle vittime del lavoro nei poli industriali siciliani, dove ogni estate le cronache si riempiono di nomi e di inchieste, e i nomi restano soli.

La domanda