Giuseppe Graviano ha appena incassato l’ennesimo ergastolo nell’appello bis del processo ‘ndrangheta stragista celebrato a Reggio Calabria, per i delitti contro i Carabinieri tra la fine del 1993 e l’inizio del 1994. La lettera dell’avvocato Antonio Sanvito, depositata per suo conto, apre una nuova partita: ottenere tribuna nel procedimento a carico di Marcello Dell’Utri, mandante esterno delle stragi del 1992, incardinato a Caltanissetta.

Graviano non vuole collaborare. Diventare un collaboratore di giustizia lo costringerebbe ad ammettere le proprie responsabilità, e lui continua a dirsi estraneo agli addebiti. Ma la lettera precisa che “comunque”, qualunque cosa decidano procura e gip, le sue “verità” verranno consegnate all’opinione pubblica, in ossequio al diritto di cronaca. Uno stragista che invoca l’articolo 21 della Costituzione.

**Il meccanismo.**
La partita dura dall’autunno del 2022: governo Meloni da poco insediato, ergastolo ostativo sul tavolo della Corte costituzionale, e le dichiarazioni di Salvatore Baiardo davanti alle telecamere di Massimo Giletti. Baiardo, condannato in via definitiva per la latitanza dei Graviano, aveva profetizzato la resa di Messina Denaro come un “regalino al governo”, sbagliando di un giorno la data dell’arresto. Il programma fu chiuso alla vigilia della puntata in cui avrebbe dovuto parlare dei rapporti tra Berlusconi e Graviano. Oggi Baiardo è imputato per calunnia a Firenze.
Il procedimento su Dell’Utri è uno dei pochi ancora aperti in cui Graviano può parlare. A Firenze un procedimento analogo sulle stragi del 1993 è stato archiviato. A Caltanissetta la procura guidata da Salvatore De Luca si era mossa per chiudere: si è opposto l’avvocato Fabio Repici, per conto di Salvatore Borsellino, e ora chiede al gip Santi Bologna di chiamare Graviano a girare le carte sul tavolo.
La lettera aggiunge un passaggio da manuale: la comunicazione “non deve essere letta come un messaggio occulto, criptato, subliminale”. L’excusatio non petita di chi sa benissimo cosa sta facendo. L’anno delle elezioni politiche si avvicina, e le “memorie” di Graviano su Dell’Utri sono una moneta che molti, a Palazzo Chigi e non solo, preferirebbero non vedere sui giornali. Il messaggio, secondo l’accusa sostenuta dal procuratore Giuseppe Lombardo, è quello di un’alleanza tra Cosa Nostra e ‘ndrangheta nella strategia terroristico-stragista: l’uomo che la incarna continua a scrivere lettere e a fissare condizioni.

**Le conseguenze per i deboli.**
Il conto di questa partita lo pagano le vittime delle stragi. Ogni archiviazione, ogni rinvio, ogni tribuna concessa a chi ha seminato morte è un altro mattone sul muro che separa la verità dalle famiglie. Repici e Salvatore Borsellino tengono aperto il procedimento con la tenacia di chi non può permettersi di chiudere gli occhi.
E lo pagano i cittadini, che vedono lo Stato contrattare con chi ha ordinato stragi invece di giudicarlo.

**La domanda.**
Perché uno stragista all’ergastolo può ancora minacciare, con una lettera, di consegnare “verità” all’opinione pubblica?