"Un complesso di reati che definiscono compiutamente l'attività criminale di un'associazione per delinquere che controlla una notevole parte delle attività economiche connesse al settore degli appalti pubblici in Sicilia e nel resto del territorio nazionale". Sono le conclusioni dell'informativa firmata dal tenente colonnello Mario Mori, dal capitano Giuseppe De Donno e dai militari del Reparto Criminalità Organizzata del Ros dei carabinieri. Le ha pubblicate Domani nel dossier "Mafia e appalti" del Blog mafie, curato da Attilio Bolzoni e Francesco Trotta.

Dentro il documento c'è un'intercettazione del 27 aprile 1990, ore 12.22: l'architetto Dotti contatta l'ingegnere Picone nella sede della Co.Fa.Pi. L'architetto ha sotto gli occhi i tabulati del Coni. I progetti possono andare avanti, finanziati al 60-70 per cento a fondo perduto. Basta che il Comune abbia la volontà politica e la disponibilità di bilancio per contrarre il mutuo integrale.

Il meccanismo

La conversazione è un manuale. Dotti parla di elenco ufficiale, di Federazione, di progetti da portare in fase finale. Picone parla di campagna elettorale e di interlocutori validi per cinque anni. Il Comune di Licata, si dice, ha chiesto 45 miliardi e mezzo per impianti sportivi. Il Comune di Agrigento deve solo avere i numeri per il mutuo: se è già indebitato, cade tutto. E in mezzo, un appuntamento con Falletta, fissato per mercoledì o giovedì.

L'informativa disegna la trama occulta: consorterie delinquenziali che sfidano sfacciatamente le leggi dello Stato, accaparramento del denaro pubblico con un'avidità mai esausta, comune ai malfattori mafiosi e agli imprenditori a loro collegati. E documenta che l'espansione di Cosa Nostra fuori dall'isola risulta una realtà accertata, non un'ipotesi da dibattito.

La chiusa è la parte che brucia di più: buona parte degli individui mafiosi oggetto dell'informativa, scrive Mori, sono tuttora di attualità, alcuni con una qualificazione criminale accentuata, dopo decine di anni di defatiganti attività investigative.

Le conseguenze per i deboli

Quel documento descrive un sistema in cui il denaro pubblico degli appalti era una preda concordata a tavolino: i tabulati prima delle gare, i mutui prima delle elezioni, i progetti prima dei progetti. Chi ci perdeva erano le casse dei Comuni e i cittadini, con opere decise non per necessità ma per spartizione. E chi oggi rilegge quelle pagine scopre che i nomi non sono reliquie: sono tuttora di attualità.

La pubblicazione di un documento d'archivio non è archeologia. È un conto che torna: il controllo degli appalti pubblici era, ed è rimasto, la colonna portante del potere mafioso.

La domanda