Nel bilancio 2024 di Filgest, la holding della famiglia Minardo, ci sono circa 57,8 milioni di patrimonio netto e oltre 104,7 milioni di attivo. Numeri di una sola società del perimetro, non dell'intero gruppo. Il deputato Nino Minardo, presidente della Commissione Difesa della Camera, nel 2026 è diventato commissario regionale di Forza Italia, incarico affidato da Tajani. Nel 2025 Giap, l'azienda fondata a Modica nel 1970 da Rosario Minardo, è entrata nel consorzio che ha rilevato la rete ex Esso da EG Italia: circa 1.200 punti vendita, il 6 per cento della rete nazionale.
C'è una domanda che in Sicilia nessuno ama formulare ad alta voce: quanto conta nascere dentro una famiglia che dispone di capitale economico, relazioni imprenditoriali e radicamento territoriale? Il caso Minardo la rende nitida da raccontare.
Il meccanismo
Il gruppo opera in uno dei settori più esposti alla regolazione pubblica che esista: carburanti, energia, concessioni, urbanistica commerciale. Ed è regolato, in larga parte, proprio dalla Regione che Nino Minardo oggi contribuisce a orientare politicamente. Non serve immaginare scambi espliciti. La prossimità strutturale basta: la stessa rete di relazioni che rende solido un gruppo imprenditoriale rende quel gruppo, quando condivide il cognome con chi fa politica, un interlocutore privilegiato per definizione.
In Italia il lobbying resta largamente informale. Non esiste un registro trasparente e vincolante di chi incontra chi, su quali dossier. Il canale più efficace non è la telefonata scorretta: è la normalità dell'accesso. Essere convocati ai tavoli di settore, sapere prima, correggere una norma prima che diventi definitiva. C'è poi un secondo canale, meno discusso: Teleradio Regione, un asset editoriale dentro il perimetro Filgest. Un gruppo economico che possiede un mezzo di comunicazione locale ha una cassa di risonanza in più, senza violare alcuna legge.
Il radicamento non è recente. Già nel 1985 due articoli su I Siciliani, uno firmato da Claudio Fava, raccontavano l'ascesa di un imprenditore del carburante nel Ragusano. Il capitale economico è precedente a quello politico. E il quadro familiare completa la mappa: Riccardo Minardo, fratello di Rosario e zio di Nino, ha sedimentato una presenza parlamentare fra Forza Italia e Movimento per l'Autonomia. Tre generazioni, due filoni, impresa e politica, che formalmente non si sovrappongono ma condividono lo stesso capitale relazionale.
Le conseguenze per i deboli
Chi non nasce in quella rete parte da un'agenda già scritta a metà. L'imprenditore senza cognome politico non viene convocato ai tavoli, non sa prima, non corregge la norma. Il vantaggio competitivo di chi ha un canale diretto con chi scrive la legge non è replicabile da nessun concorrente. E il cittadino resta fuori: non sa chi ha incontrato chi, su quale dossier, prima di quale decisione.
Il caso Minardo non è un'accusa. È un caso di scuola: mostra come, in assenza di regole stringenti sul conflitto di interesse, il confine fra legittima influenza imprenditoriale e cortocircuito istituzionale diventi impossibile da tracciare. Non perché qualcuno lo nasconda. Perché in Sicilia non esiste l'obbligo di renderlo visibile.