L'Italia è sotto procedura d'infrazione europea per la depurazione dal 2004. Ventidue anni dopo, il commissario straordinario Fabio Fatuzzo celebra a Roma tre anni di mandato: 350 milioni di euro stanziati dalla Regione Siciliana, progetti fermi dal 2012 sbloccati. E l'Italia riusa appena il 5-6% delle acque reflue: altri paesi europei arrivano al 40%.
Non è un bilancio, è un'ammissione. Dieci miliardi di metri cubi di acqua sporca prodotti ogni anno, e ne recuperiamo 400-500 milioni: buttiamo via una risorsa mentre la Sicilia chiede acqua da bere. Il commissario lavora, i cantieri ripartono. Ma il sistema che ha prodotto vent'anni di ritardi è ancora lì, intatto.
Il meccanismo
Il meccanismo del ritardo ha un nome e un numero: 2.391 gestori idrici, circa mille dei quali operanti in economia, come ha ricordato il ministro Pichetto Fratin. Una frammentazione che moltiplicava costi e inefficienze, e che la riforma delle Autorità d'ambito e dei gestori unici deve ancora digerire.
Nel mezzo, la struttura commissariale: dal 2023 Fatuzzo, con i subcommissari Antonino Daffinà e Salvatore Cordaro e il soggetto attuatore Riccardo Costanza, ha ripreso progettazioni ferme da anni — emblematico il caso di Palagonia, inattivo dal 2012 e portato fino alla gara. La Regione Siciliana ha stanziato 350 milioni per coprire le maggiori esigenze finanziarie. Ma il riuso resta un'eccezione: reti idriche duali appena proposte, acqua piovana raccolta solo all'11-12%, e una diffidenza culturale verso depurazione e desalinizzazione che lo stesso ministro Musumeci ammette.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga sono i cittadini delle città senza depuratori efficienti: mari inquinati, procedure d'infrazione, bollette che salgono per finanziare inefficienze decennali. E in Sicilia, dove l'emergenza idrica è cronica, ogni metro cubo di acqua depurata buttato in mare è acqua che manca all'agricoltura, all'industria, ai rubinetti.
Il paradosso è totale: i palazzi istituzionali celebrano i cantieri mentre il Paese spreca la risorsa più preziosa. I commissari passano, le strutture restano, e i territori continuano ad aspettare.