Quasi un miliardo di euro. Per la precisione 894 milioni già finanziati per le infrastrutture idriche siciliane. Ad annunciarlo, in due note distinte, la senatrice di Forza Italia Daniela Ternullo e il deputato di Fratelli d'Italia Luca Cannata, reduce da un confronto con il sottosegretario Tullio Ferrante al Ministero delle Infrastrutture.
894 milioni sono una cifra che fa notizia. Ma il vero scandalo è un altro: la rete idrica siciliana perde oltre il 50% dell'acqua immessa. Un colabrodo che vanifica ogni investimento su invasi e dissalatori. L'Istat certifica che il 29,2% delle famiglie siciliane segnala erogazioni irregolari, tra le percentuali più alte d'Italia. Quasi una famiglia su due non beve acqua dal rubinetto: non per scelta, ma per sfiducia nei controlli.
I soldi ci sono, ma il problema non è lo stanziamento. È la capacità di spesa. Lo dice lo stesso Cannata: "sarà fondamentale che il gestore del servizio idrico integrato e l'ATI rafforzino la capacità di programmazione e progettazione, perché senza progetti di qualità i fondi rischiano di restare sulla carta". Traduzione: i Comuni non hanno personale tecnico per progettare le opere, gli appalti vanno deserti, le concessioni sono datate e i cantieri fermi.
L'assessore all'Energia Francesco Colianni annuncia una riforma del sistema idrico siciliano. Ma nel 2026 l'associazione ANAFePC ha presentato esposti a nove Procure siciliane coinvolgendo tre ministeri, e all'Ars c'è chi chiede una commissione d'inchiesta sui fondi e le responsabilità accumulate negli ultimi cinquant'anni. Cinquant'anni di gestioni commissariate, società partecipate fallimentari, fondi europei restituiti perché non spesi. Un disastro amministrativo che ha trasformato un diritto fondamentale in un privilegio: chi ha i soldi per l'autobotte beve, chi non li ha aspetta.
A Ortigia l'acqua arriva a singhiozzo mentre i turisti invadono l'isolotto. Nell'Agrigentino le autobotti sono l'unica fonte. I municipi più piccoli non hanno ingegneri per progettare le opere. I 12 milioni per Siracusa — spalmati su otto comuni — servono a rattoppare, non a risolvere. Ogni goccia che si disperde nelle tubature rotte è un costo sulle bollette dei cittadini.