Siracusa si è svegliata ancora senz’acqua. Lo scoppio di una diramazione della condotta adduttrice DN 600 di Bufalaro Basso ha lasciato a secco buona parte del centro cittadino, compreso il rione Pizzuta, quello delle ville con piscina che fino a ieri sembrava un’isola felice. Aretusacque, subentrata alla SIAM il 25 giugno, ha chiuso la condotta principale e non sa dire quando l’acqua tornerà. La Protezione Civile ha già allertato le autobotti.

Non è un guasto. È la fotografia di un sistema idrico collassato. A Siracusa l’acqua manca da aprile. I rubinetti si svuotano, i turisti disdicono le prenotazioni, gli albergatori contano le perdite. Ma la politica, a Palermo come a Siracusa, continua a rassicurare.

Il meccanismo

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La rete idrica di Siracusa è vecchia di decenni, le perdite lungo le condotte sono un problema strutturale, non episodico. A questo si aggiungono le micro-interruzioni elettriche che mandano in tilt gli impianti di sollevamento. Il risultato è un sistema che regge solo quando la domanda è bassa. D’estate, con il turismo e il caldo, crolla. La gestione è passata dalla SIAM ad Aretusacque venti giorni fa: il nuovo gestore annuncia un piano trentennale da 366 milioni di euro per ridurre le perdite, rinnovare le condotte e potenziare gli impianti. Un piano che richiede anni, mentre la città ha bisogno di acqua oggi.

Le conseguenze per i deboli

I primi a pagare sono i residenti dei quartieri popolari, che non hanno una piscina in giardino per rinfrescarsi. Le famiglie della Scala Greca e di Mazzarona aspettano le autobotti sotto il sole. Poi vengono gli operatori turistici: gli albergatori di Ortigia raccontano di disdette in arrivo da turisti che, prima di prenotare, leggono delle interruzioni idriche e cambiano destinazione. Per un’economia locale che vive di stagione, ogni prenotazione persa è un reddito che non tornerà. Chi ci guadagna, invece, è chiaro: i gestori che incassano le bollette per un servizio che non garantiscono, e i politici che rinviano gli investimenti da un mandato all’altro.

La domanda