**Mercoledì 22 luglio 2026. La Sicilia è nella morsa del fuoco. Oltre 40 roghi simultanei stanno devastando l'isola, da Agrigento a Catania, da Palermo a Siracusa.** Il Dipartimento della Protezione Civile regionale ha dichiarato l'allerta arancione per il rischio incendi su tutte e nove le province. Il bollino rosso per il caldo — livello 3 — è scattato a Palermo, Catania e Messina, con temperature percepite fino a 39 gradi.

Non è un'emergenza meteorologica. È un'emergenza di sistema. La Sicilia brucia ogni estate con la stessa regolarità di un calendario. Il combustibile vegetale ha un'umidità tra il 20 e il 40 per cento. Le condizioni per i roghi sono perfette. E ogni anno le fiamme arrivano puntuali. Ma l'unica risposta istituzionale è l'allerta.

Il meccanismo

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A Librino e Belpasso, nel catanese, le fiamme avanzano tra le abitazioni. A Castronovo di Sicilia le case sono minacciate. Sull'autostrada A19 Palermo-Catania il traffico è stato bloccato per ore tra Tremonzelli e Irosa a causa di un rogo. I vigili del fuoco e il corpo forestale lavorano senza sosta. I Canadair girano sull'isola. Ma la prevenzione — pulizia dei boschi, manutenzione del territorio, contrasto all'abbandono dei terreni — è rimasta lettera morta per tutta la stagione secca.

Il caldo record non aiuta: le temperature notturne non scendono, i cavi elettrici cedono. A Palermo centro il blackout ha colpito via Agrigento, via Libertà, via Veneto e via Sciuti. I supermercati hanno acceso i generatori. I residenti sono rimasti ore senza corrente.

Le conseguenze per i deboli

A pagare sono sempre gli stessi: chi abita nelle periferie, chi non ha un'auto per scappare, chi vive in case che il fuoco raggiunge prima dei soccorsi. Gli incendi non distinguono tra ricchi e poveri, ma la capacità di mettersi in salvo sì. E mentre le ville con piscina e impianti antincendio privati resistono, le case popolari dei quartieri a rischio bruciano.

La domanda