LE RETI CHE PESCANO ROVINE — Lampedusa: nei fili dei pescatori restano impigliati i pezzi dei barconi, e l'assessore alla Pesca parla di morte della filiera
Sul fondo intorno a Lampedusa le reti non tirano su solo pesce. Tirano su resti di barconi. Frammenti di legno e plastica che dalle spiagge della migrazione sono finiti in mare e ora si impigliano negli attrezzi di chi vive di pesca. L'assessore regionale alla Pesca è sceso in campo e ha incontrato i pescatori dell'isola. La sua frase, riportata dall'ANSA, non ammette giri di parole: «Aspettare la morte dell'intera filiera della pesca è oltraggioso e immorale».
Quando un assessore della maggioranza usa il presente indicativo e parla di morte in arrivo, significa che il danno non è più una previsione: è una traiettoria già percorsa, con tutti che guardano.
**Il meccanismo.**
Qui il sistema funziona per stratificazioni. C'è il primo strato, umano: le partenze, i naufragi, le emergenze che l'isola conosce da vent'anni. Poi viene lo strato materiale: ciò che quei viaggi lasciano nel mare. Relitti, manufatti, detriti che non restano dove affondano ma entrano nella catena di lavoro di chi cala le reti. Il pescatore lampedusano si trova a fare due mestieri: pescatore e netturbino del Mediterraneo, con gli stessi orari, lo stesso carburante e metà del guadagno.
Lo strato successivo è istituzionale. La pesca è materia regionale, il soccorso in mare e la gestione delle rotte sono questione statale. Nel mezzo, il danno ricade su un'unica categoria che non decide nulla: la flotta locale. L'incontro tra assessore e pescatori serve a fotografare il problema, non a risolverlo. Serve a chi lo fotografa, intende: i pescatori il problema se lo portano addosso ogni volta che issano gli attrezzi.
E c'è l'ultimo ingranaggio, il silenzio amministrativo. Nessun piano reso pubblico per la bonifica dei relitti, nessuna procedura rapida per il risarcimento degli attrezzi distrutti, nessun presidio tecnico permanente. L'isola che tutto il mondo guarda quando arriva una barca piena di persone resta sola quando quelle persone non ci sono più e restano solo i pezzi.
**Le conseguenze per i deboli.**
La filiera della pesca minorile non ha margini per assorbire un danno. Ogni rete strappata è un giorno di lavoro perso, ogni motore bloccato da un relitto è una famiglia che rientra con meno reddito. Su un'isola dove l'economia alterna turismo e pesca, togliere la pesca significa consegnare tutto al mercato estivo e alla precarietà invernale.
E c'è un rovescio amaro che va detto senza ipocrisia. I pescatori di Lampedusa hanno visto di tutto in questi anni, e non hanno mai smesso di tirare in mare uomini in pericolo prima ancora delle motovedette. Sono i primi soccorritori civili dell'isola. A quelli, oggi, si chiede anche di pagare i rottami di una tragedia che non hanno né causato né gestito.
**La domanda.**
L'assessore ha trovato la parola giusta: oltraggioso e immorale. Ma quale atto, quale cifra, quale calendario trasformerà quella morale in reti pulite?