IL COMUNE PERDE IL PRIMO ROUND SUL DISTRIBUTORE — Licata: il Consiglio di Giustizia Amministrativa sospende la decadenza dei titoli dell'impianto di Corso Umberto e rimanda in traccia l'amministrazione
Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, a Sezioni riunite, ha accolto l'istanza cautelare della GIAP, la società che gestisce l'impianto di distribuzione carburanti di Corso Umberto a Licata, assistita dagli avvocati Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza. In gioco c'era la determinazione dirigenziale n. 79 del 16 gennaio 2026, con cui il Comune aveva dichiarato la decadenza dei titoli autorizzativi n. 204 del 2007 e n. 304 del 30 luglio 2018, imponendo anche il ripristino dello stato dei luoghi. Il Collegio ha ritenuto che non possa escludersi la fondatezza delle censure sulla motivazione e sull'istruttoria.
Non è una questione di benzina. È la fotografia di un'amministrazione che decide prima e documenta dopo, sperando che nessuno legga i suoi stessi atti precedenti.
**Il meccanismo.**
Guardate la cronologia, perché è lì che il provvedimento comunale si buca. Nel 2018 lo stesso Comune aveva ampliato l'autorizzazione originaria, comprendendo la fascia di strada destinata alla sosta dei clienti in attesa del rifornimento e consentendo l'iscrizione all'Anagrafe Impianti Distribuzione Carburanti. Otto anni dopo, la decadenza arriva citando l'articolo 1, comma 112, della legge 124/2017, senza valutare concretamente l'adeguatezza dell'impianto nel suo contesto e senza digerire l'atto del 2018 che la stessa amministrazione aveva firmato. Il CGA lo scrive in modo asciutto: le argomentazioni della memoria difensiva non sono state prese in considerazione. Motivazione apparente, istruttoria assente. Su queste basi la sospensione passa.
La GIAP intanto aveva già scelto la scala giusta: ricorso straordinario al Presidente della Regione. Un privato che usa gli strumenti della legalità contro una pubblica amministrazione che non li usa. Il parere è cautelare, non definitivo, e va detto. Ma il segnale resta: quando un Comune costruisce un provvedimento a memoria corta, è il giudice amministrativo a fargli da coscienza.
**Le conseguenze per i deboli.**
Dietro un distributore di quartiere ci sono lavori, famiglie, un servizio che i residenti usano ogni giorno. Un provvedimento mal scritto che cade davanti al giudice non produce giustizia: produce incertezza. Anni di vertenze, spese legali pagate con denaro pubblico da una parte e dall'altra, un territorio che resta in mezzo, senza certezze né investimenti.
E c'è un costo più grande. Ogni decadenza annullata per vizi di forma rafforza chi dice che le regole servono solo ai deboli. L'imprenditore che documentava tutto guarda il Comune e capisce che la differenza non la fa il rispetto delle procedure, ma il loro uso selettivo. Questo apprendimento, in una terra dove l'arbitrario è sempre in agguato, vale più di qualsiasi impianto.
**La domanda.**
Se l'atto del 2018 era legittimo, perché nel 2026 è diventato invisibile? E se non lo era, chi ha firmato l'ampliamento deve rispondere di cosa?