Leo Gullotta, ottant'anni e sessantacinque di carriera, era stato inizialmente inserito tra i premiati dell'evento dedicato ai cinquant'anni del festival teatrale di Taormina, in programma il 3 settembre. Poi il suo nome è scomparso dalla lista. A raccontarlo è lo stesso attore, in un'intervista all'Ansa: una «manina di destra» sarebbe intervenuta in Regione, e la vicenda per lui è «un'offesa e una ferita grave». Il segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo, chiede «immediata chiarezza» e parla di «logica dell'amichettismo»: parlamentari e amministratori del partito non parteciperanno all'evento. La Fondazione Taormina Arte Sicilia respinge ogni accusa. La direttrice artistica Simona Celi Zanetti spiega che sono stati valutati quasi cento artisti per arrivare ai dodici premi previsti e afferma che non vi è stata alcuna volontà di mettere in discussione il valore di Gullotta, restando la disponibilità a collaborare per il prossimo cartellone.
Due versioni, un fatto solo: un nome c'era e non c'è più. Tra le due versioni passa la zona grigia dove le fondazioni culturali incontrano la politica regionale, e dove le scelte di programmazione possono trasformarsi in premi o in esclusioni senza che nessuno debba spiegare il perché. Questa è la notizia.
Il meccanismo
Le fondazioni della cultura siciliana vivono di pubbliche risorse e di consigli di amministrazione dove i posti si dividono tra forze politiche. Il premio è un atto amministrativo con un palco. Chi entra nella lista e chi ne esce lo decide un gruppo ristretto, senza obbligo di motivare pubblicamente ogni esclusione. In questo sistema una telefonata basta. Non serve un provvedimento, serve una preferenza. Gullotta chiama la sua esclusione con le parole che ha scelto: una manina. Barbagallo usa un'altra parola: amichettismo. La Fondazione risponde con i numeri, cento artisti e dodici premi, che spiegano tutto e non spiegano niente: cento valutati non dicono perché uno solo è stato tolto da una lista in cui era già entrato. L'assenza di motivazione scritta è la vera infrastruttura del sistema: dove non si motiva, non si contesta.
Le conseguenze per i deboli
Gullotta ha un nome, un pubblico, una tribuna. Può parlare all'Ansa e farsi sentire. Il meccanismo che lo ha colpito però non colpisce solo i famosi: colpisce ogni artista senza palazzo che si trova davanti a una selezione opaca, ogni realtà culturale che dipende da un invito che arriva o non arriva secondo logiche non scritte. Chi lavora nel teatro siciliano lo sa: la carriera passa da porte che si aprono per ragioni che non si dichiarano. Il pubblico, alla fine, paga con un palco più povero: alla serata dei cinquant'anni mancherà un pezzo della sua storia, e dalla platea mancherà il Pd.
La domanda
Chi è stato, e perché il nome di Gullotta è uscito dalla lista? Finché quella domanda resta senza risposta, la serata del 3 settembre consegnerà dodici statuette e una domanda destinata a durare più di tutte le altre.