Il 28 febbraio 2026 Siciliacque ha scritto ufficialmente che il debito di Aica era salito a 25 milioni di euro per sorte capitale, più circa 4 milioni di interessi e mora: quasi 29 milioni. L'ultima fattura per la parte corrente pagata dall'azienda idrica risale all'ottobre 2025, ed era un acconto. Aica è interamente pubblica, partecipata da 33 Comuni dell'ATO Ag9. Il Cda presieduto da Danila Nobile, insediato il 30 luglio 2025, è stato nominato dall'Assemblea dei sindaci, che in più occasioni ne ha difeso pubblicamente la permanenza.
Quando si fanno le nomine, l'azienda è dei sindaci. Quando arrivano i debiti, i disservizi e le autobotti, diventa un soggetto autonomo da tutti. La proprietà pubblica serve a intestarsi il potere, non a rispondere dei risultati.
Il meccanismo
Il meccanismo è semplice: l'Assemblea dei sindaci nomina, la politica incassa la riconoscenza, e l'azienda naviga. Quando la gestione produce emergenze, i Comuni soci si defilano e il racconto cambia: la colpa è delle minori forniture, dei problemi finanziari, delle circostanze. Nessuno ricorda che i proprietari sono gli stessi che hanno scelto i vertici.
Siciliacque, principale fornitore, ha messo per iscritto la situazione. I numeri sono pubblici. Eppure la domanda che Report Sicilia pone resta senza risposta: chi tiene Danila Nobile al suo posto? Nessuno evoca padrini occulti: la risposta è già negli atti. L'Assemblea dei sindaci l'ha nominata, l'Assemblea dei sindaci può valutare la gestione. Non lo fa. Per troppo tempo si è consentito che intorno ad Aica si costruisse una rappresentazione quasi surreale: la politica si è intestata le nomine e oggi scarica sui cittadini i fallimenti. La stessa Assemblea dei sindaci, nell'ottobre 2025, ricordava che l'azienda è partecipata dai Comuni soci: sono loro i proprietari, con quote diverse ma una responsabilità unica. Per troppo tempo si è consentito che intorno ad Aica si costruisse una rappresentazione quasi surreale: la politica si è intestata le nomine e oggi scarica sui cittadini i fallimenti. La stessa Assemblea dei sindaci, nell'ottobre 2025, ricordava che l'azienda è partecipata dai Comuni soci: sono loro i proprietari, con quote diverse ma una responsabilità unica.
Le conseguenze per i deboli
I cittadini aspettano l'acqua e ricevono bollette, autobotti e scuse. Il rischio concreto è che il servizio venga compromesso, che le utenze paghino due volte: una nella tariffa, una nel degrado dell'infrastruttura. Di fronte a una gestione che accumula 29 milioni di debiti, qualcuno ha già risposto con una class action. Ma la class action non sostituisce la politica: la sostituisce solo quando la politica scappa. Ogni mese di mancato pagamento aggiunge interessi e mora a un debito già enorme, e il rischio che il servizio venga compromesso cresce con il conto. Ogni mese di mancato pagamento aggiunge interessi e mora a un debito già enorme, e il rischio che il servizio venga compromesso cresce con il conto.