**La chiusura dell'aeroporto di Catania per l'eruzione dell'Etna potrebbe essere costata al turismo siciliano fino a 22 milioni di euro. La stima aggiornata di Assoesercenti, basata sui voli cancellati e sui parametri statistici della Banca d'Italia sulla spesa dei visitatori, indica 18,2 milioni di euro di spesa turistica non recuperata nella stima centrale.** La prima valutazione, nelle fasi iniziali dell'emergenza, oscillava tra 12 e 25 milioni. Il presidente dell'associazione Salvo Politino avverte: non è un danno già contabilizzato, è una stima da verificare con i dati reali delle imprese, per dare alle istituzioni un quadro serio e documentato dell'impatto.

Non è un conto astratto. È una filiera intera che si ferma: hotel, ristoranti, taxi, autonoleggi, guide, negozi. Quando un turista non arriva, il danno si distribuisce su tutti loro.

**Il meccanismo.**
L'economia turistica della Sicilia orientale poggia su un solo aeroporto. Quando la cenere lo chiude, non esiste un piano B: i passeggeri vengono dirottati, le prenotazioni si perdono, e la filiera assorbe il colpo da sola. L'associazione chiede un tavolo permanente tra Sac, Regione, Enac, Enav, compagnie aeree, aeroporti alternativi e imprese. Una richiesta che è già una diagnosi: le procedure condivise per le emergenze non esistono, e ogni crisi si affronta da capo, con i conti fatti a posteriori. L'associazione chiede che le regole vengano scritte prima della prossima eruzione: quali aeroporti alternativi attivare, come dirottare i passeggeri, come tenere in piedi ristoratori e albergatori nei giorni di chiusura.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi paga il conto dell'eruzione non è il vulcano. Sono i lavoratori stagionali dell'estate, gli albergatori, i ristoratori, gli autonoleggiatori, le guide che vivono dei mesi di punta. Agosto è la stagione che decide l'anno. Ogni giorno di chiusura è un giorno di incassi persi che nessuna assicurazione restituisce. Le piccole imprese non hanno riserve: per loro 22 milioni di mancata spesa significano stipendi, fornitori e bollette in sospeso. Ogni giorno di chiusura pesa su di loro senza che nessuna procedura condivisa lo ammortizzi.

**La domanda.**
Quante eruzioni servono ancora perché il tavolo permanente venga convocato, e i conti li faccia qualcuno prima che l'aeroporto chiuda?