Dal 2017, anno di apertura del nuovo museo regionale di Messina, l'allarme del MuMe non è mai stato collegato alle forze di polizia. Lo ha ammesso il presidente della Regione Renato Schifani al Corriere della Sera, dopo il furto delle opere di Antonello da Messina: "Ho scoperto oggi che non è mai stato previsto alcun collegamento diretto. Una scelta grave e incomprensibile".

La notte del 15 agosto l'allarme è scattato e le telecamere hanno ripreso tutto. I segnali, dice Schifani, sono stati "non letti o non gestiti". In servizio c'erano quattro custodi, nessun capo servizio. Due dei quattro erano ex Asu, precari storici della Regione stabilizzati e assunti dalla Sas, la società in-house partecipata al 100 per cento dalla Regione. Personale non formato, a cui quella notte erano affidate le chiavi di un museo che custodisce anche due Caravaggio.

Il furto non è il fatto. Il fatto è la direttiva. Il 28 luglio il dirigente generale dei Beni culturali Mario La Rocca ha firmato un provvedimento che riduce il personale per turno a un massimo di tre unità, con possibilità di scendere a due, integrando senza distinzione dipendenti di ruolo e lavoratori esternalizzati della Sas.

**Il meccanismo.**
La direttiva nasce in nome del risparmio. Forma i turni con chi non è formato, affida la gestione delle chiavi a ex precari stabilizzati, elimina il capo servizio. Il risultato è la notte del 15 agosto: allarme spento dai custodi, ronda mai fatta, luci mai accese, polizia avvertita a colpo ormai avvenuto. Le cinque tavole del polittico di San Gregorio caricate male, due abbandonate sul marciapiede come legna. Il governatore parla di "criticità umana" e mette i quattro custodi in ferie d'ufficio, in attesa di verificare turni, postazioni, tempi di reazione. Ma la senatrice Dafne Musolino allarga lo sguardo: il problema tocca 130 tra musei e siti censiti dalla Regione, la Carta del rischio dei Beni Culturali è ferma al 2001, il Manuale dei musei non si aggiorna dal 2021. E le assunzioni nella Sas le appaiono una "macchina clientelare".

**Le conseguenze per i deboli.**
A perdere è la memoria comune: opere uniche al mondo sottratte a tutti. Ma perdono anche i lavoratori, usati come capri espiatori di una scelta fatta dai piani alti: stabilizzati precari, mai formati, e ora sotto verifica per un allarme che doveva essere collegato alla polizia e non lo era dal 2017. Perdono i cittadini, che finanziano musei sempre più poveri di personale e sempre più ricchi di direttive.

**La domanda.**
Chi ha firmato per anni le riduzioni sulla sicurezza dei musei siciliani, e perché oggi nessuno di loro risponde?