Il 17 agosto Report Sicilia pubblica le graduatorie dei 106 differenziali retributivi del Comune di Agrigento e rivolge alcune domande all'amministrazione comunale. La testata non accusa nessuno: pubblica documenti e chiede verifiche. Poche ore dopo, una dipendente comunale scrive all'editore Giuseppe Di Rosa su WhatsApp: «Ricordati che IO non ho nulla da temere ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto».

Quando non si riesce a contestare l'atto, si attacca chi lo pubblica. Il documento passa in secondo piano. È il sistema più antico del Palazzo: trasformare il giornalista nel problema, per non rispondere alla domanda.

**Il meccanismo.**
Il copione è collaudato. Prima gli attacchi pubblici, poi le campagne social, poi gli insulti e i tentativi di delegittimazione. Il 25 febbraio 2026, alla presentazione della candidatura a sindaco di Michele Sodano, una domanda del giornalista Elio Di Bella viene contestata in pubblico: si insinua che sia stata commissionata. Il bersaglio non è la domanda. Il bersaglio è chi la pone.
Poi arriva il messaggio privato. Tra le parole di una dipendente comunale compaiono considerazioni personali, pesanti, e infine la frase che cambia il livello: «sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto». Report Sicilia non stabilisce da sola il significato di quelle parole: conserva la conversazione, la consegna al legale e valuta la segnalazione a Prefettura, Questura e Procura di Agrigento. C'è un altro episodio, raccontato dallo stesso Di Rosa: prima delle elezioni, un giornalista gli avrebbe detto che avrebbero fatto di tutto perché non ottenesse l'iscrizione all'Albo dei giornalisti. Anche questo finisce agli atti.
La testata lo scrive senza enfasi: l'attuale amministrazione non ha formato quelle graduatorie, e la richiesta era una verifica. Se tutto è regolare, una verifica dovrebbe tranquillizzare.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde quando chi pubblica un atto viene isolato? Perdono i lavoratori comunali onesti, che da un accertamento sarebbero tutelati. Perdono i dipendenti che ritengono di essere stati penalizzati e che, secondo informazioni raccolte dalla redazione, si starebbero muovendo per chiedere chiarimenti. Perdono i cittadini, che usano gli atti pubblicati per capire come funziona la macchina del Comune. Quando una redazione comincia a chiedersi se convenga pubblicare, l'informazione ha già perso. E una città dove l'informazione ha perso è una città dove gli atti restano chiusi nei cassetti.

**La domanda.**
Cosa deve rischiare un giornale per avere pubblicato delle graduatorie? E perché una verifica, se tutto è regolare, spaventa?