La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha chiuso la partita: esercizio abusivo di raccolta di scommesse, condanna definitiva per il titolare di un internet point di Biancavilla. Tra il 1° e il 7 marzo 2018 nel locale risultavano 2.131 schedine per un valore complessivo di 5.227 euro, raccolte per conto di un operatore estero senza concessione.

Non è la storia di un negozio di provincia. È il racconto di un circuito che trasforma il gioco in economia in nero, e di uno Stato che impiega sette anni per chiudere una stanza con un computer.

**Il meccanismo.**
Il locale aveva un front office con computer e stampante, una postazione telematica collegata al sito di scommesse dell'operatore estero, un conto gioco riconducibile al titolare. La raccolta di scommesse senza concessione viola l'articolo 88 del Tulps, che impone la licenza di pubblica sicurezza. La difesa sosteneva che nel locale si mettessero a disposizione solo apparecchiature per navigare su internet. I giudici hanno risposto con i numeri: 2.131 schedine, 5.227 euro, le ricevute trovate dagli investigatori. Il circuito è quello classico: un operatore estero senza concessione italiana usa punti vendita di quartiere per intercettare i giocatori, con costi di gestione bassissimi e nessun controllo sull'età dei clienti. Il Tribunale di Catania riconobbe la colpevolezza il 7 ottobre 2019. La Corte d'appello confermò il 15 settembre 2025, subordinando la sospensione condizionale della pena allo svolgimento di attività non retribuita in favore della collettività. La Cassazione ha messo la parola fine.

**Le conseguenze per i deboli.**
Il gioco illegale non è un peccato veniale: è la pompa dell'economia criminale, il canale che muove denaro sporco senza passare dalle banche. Chi ci perde sono i giocatori, che restano senza tutele: niente vincoli sull'età, niente limiti alle perdite, niente controlli. Chi ci guadagna sono gli operatori senza concessione, che risparmiano i costi delle regole e incassano in nero. Lo Stato, che incassa le concessioni di chi gioca secondo le regole, vede il suo monopolio aggirato da una stampante e una postazione telematica. Le scommesse illegali tolgono lavoro anche ai punti vendita regolari, che pagano concessioni, tasse e stipendi. La concorrenza sleale si gioca a pochi metri di distanza, sotto gli occhi di tutti.

**La domanda.**
Se per chiudere un internet point di provincia servono sette anni di processi, quanti altri circuiti stanno raccogliendo scommesse mentre i tribunali lavorano?