Una donna di 36 anni, con precedenti per reati contro il patrimonio, si presentava dentro e fuori da un ospedale di Catania come volontaria di una nota organizzazione umanitaria. Chiedeva offerte in denaro per persone con disabilità. Il tesserino era finto, il legame con le associazioni autorizzate inesistente. I poliziotti del commissariato Borgo Ognina l'hanno denunciata per truffa.
Nessun controllo all'ingresso, nessuna verifica sul tesserino, nessuna lista di chi raccoglie soldi nei reparti. La donna è stata fermata solo perché il personale sanitario si è insospettito e ha chiamato la polizia. Il sistema, da solo, non l'avrebbe mai vista.
**Il meccanismo.**
Il meccanismo della truffa è semplice e collaudato: si sceglie un luogo dove le persone sono fragili e sospettano meno, si indossa la divisa della beneficenza, si chiede poco a molti. Un ospedale è il posto perfetto: c'è chi soffre, chi spera, chi ha parenti malati e poca voglia di fare domande. La raccolta fondi in Italia è regolata, ma la verifica arriva solo dopo la segnalazione. Nel frattempo la donna ha incassato, ed è stata la segnalazione di medici e infermieri a far scattare gli accertamenti, il sequestro e la restituzione del denaro ai truffati. Il caso si chiude con una denuncia e la restituzione dei soldi. La domanda su come sia stato possibile, dentro un ospedale, resta aperta.
**Le conseguenze per i deboli.**
Le vittime sono le persone che donano per solidarietà: pensionati, parenti di pazienti, gente comune che crede di aiutare qualcuno con disabilità. Oltre al danno economico c'è il danno alla fiducia: ogni truffa scoperta rende più difficile il lavoro delle associazioni vere, quelle che ogni giorno raccolgono fondi per chi ne ha bisogno. E c'è un segnale che riguarda tutti: dentro un ospedale, il luogo dove si è più vulnerabili, chiunque può entrare e chiedere soldi in nome della solidarietà senza che nessuno verifichi chi sia. La questura invita i cittadini a prestare attenzione e a verificare sempre l'autenticità degli operatori che chiedono donazioni, privilegiando canali ufficiali e autorizzati. Ma il controllo non dovrebbe farlo il malato, uno per uno, davanti a un letto d'ospedale.
**La domanda.**
Quante volte è successo prima, senza che nessuno se ne accorgesse?