**Gaetano Di Giovanni è stato condannato per corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio: 4 anni e 8 mesi di reclusione, licenziamento e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Risulta ancora un dipendente del Comune di Agrigento.** Il 20 aprile 2026 l'ente gli ha pagato 2.341,47 euro di spese legali, oneri compresi.
Non è un paradosso. È l'ingranaggio che continua a girare: la condanna non ha toccato lo stipendio, la qualifica, i diritti di chi l'ha subita. Il sistema assorbe le sentenze e va avanti, come se i tribunali giudicassero qualcun altro.
Il meccanismo
Di Giovanni è un monumento delle carriere pubbliche agrigentine: ex capo di gabinetto del sindaco Franco Miccichè, ex comandante della Polizia Municipale, dirigente del Distretto socio-sanitario. La richiesta di rimborso riguarda un altro procedimento, il 3572/2018 RGNR, per fatti connessi all'espletamento delle sue funzioni: il Gip, con sentenza 910/2019, ha dichiarato il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste e non costituisce reato.
La richiesta, firmata con nota Pec del 13 giugno 2022, indicava come difensori di fiducia l'avvocato Pietro Maragliano del Foro di Agrigento. Il rimborso è previsto dall'articolo 28 del CCNL del 14 settembre 2000 e dall'articolo 67 del DPR 268 del 1987: la pubblica amministrazione paga la difesa del dipendente coinvolto per ragioni d'ufficio. La norma nasce per proteggere chi viene trascinato in tribunale mentre lavora per l'ente. Di Giovanni ha costruito la sua carriera dentro l'ente: capo di gabinetto, comandante della polizia municipale, dirigente del distretto socio-sanitario. Tutto formalmente in regola, come scrive la stessa testata che ha ricostruito la vicenda: legittimo, risultando tuttora un dipendente del Comune. La parola esatta è quella: risulta. L'interdizione perpetua dai pubblici uffici e il licenziamento comminati dalla sentenza convivono con un posto in organico, uno stipendio, un rimborso.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga è chi rispetta le regole e le graduatorie. Chi ha visto la propria domanda respinta, chi aspetta un posto che non arriva, chi ogni anno firma la dichiarazione dei redditi. Un ente che tiene in organico un condannato per corruzione manda un messaggio preciso a chi ci lavora e a chi ci vive: qui le sentenze non spostano nulla. E il rimborso delle spese legali, per quanto previsto dalle norme, chiude il cerchio: l'istituzione paga il difensore di chi quella stessa istituzione l'ha usata. La condanna riguardava atti contrari ai doveri d'ufficio. Il dovere d'ufficio, in questo caso, è continuare a riscuotere.