**Il Consiglio superiore dei Lavori pubblici si è riunito il 6 agosto e ha scritto 353 pagine. Non ha bocciato il Ponte sullo Stretto. Ha imposto oltre cento prescrizioni e ha definito obsoleta buona parte delle informazioni su cui poggia il progetto definitivo.** Il parere, pubblicato dal Fatto Quotidiano, parla di «criticità conoscitive emerse dall'analisi dei documenti progettuali» e di «irrinunciabili indagini integrative». Le indagini sismiche, stratigrafiche e geologiche risalgono, scrivono i tecnici, «ad alcune decine di anni fa» e si basano su procedure «non confrontabili con gli attuali standard qualitativi». L'opera costerebbe 14,5 miliardi di euro.

Questa è la notizia: il progetto più costoso d'Italia poggia su studi vecchi di decenni, e il parere è già stato raccontato come un via libera. La propaganda corre più veloce dei tecnici.

**Il meccanismo.**
La società Stretto di Messina Spa, guidata da Pietro Ciucci, non ha ancora il testo finale del parere. Ciucci lo ha detto all'ANSA. E ha aggiunto che le raccomandazioni «erano già previste in fase di progettazione esecutiva». Prima di leggere, si risponde. Il Consiglio chiede di verificare la faglia di Pezzo, le faglie del settore Piale-Musalà-Acciarello, le faglie sotto le gallerie e i viadotti di Messina. Se emergeranno faglie attive, serviranno «tutte le valutazioni progettuali derivanti dai vari scenari di spostamento». Il lavoro è diviso in due fasi, con una verifica di ottemperanza alle prescrizioni in mezzo. Per i tecnici, la «straordinaria unicità dell'opera» impone «una gestione tecnica del progetto strutturata per passi successivi e verifiche intermedie».

**Le conseguenze per i deboli.**
L'opera attraversa l'area geologicamente più complessa del Mediterraneo: nel 1908 un terremoto rase al suolo Messina e Reggio Calabria. I tecnici scrivono che un incendio o un'esplosione sul ponte potrebbe portare al cedimento di pendini, cavo principale o torri, con «conseguenze catastrofiche». Intanto gli annunci di inizio lavori continuano, quasi ogni mese. Il deputato Angelo Bonelli annuncia una denuncia alla Corte di Giustizia europea: «Stanno forzando regole, procedure e valutazioni tecniche pur di andare avanti a ogni costo». I 14,5 miliardi sono soldi pubblici: li paga lo stesso cittadino che aspetta da trent'anni i treni che il ponte dovrebbe sostituire.

**La domanda.**
Quando i cantieri saranno aperti e le indagini riveleranno ciò che gli studi vecchi di decenni non potevano vedere, chi pagherà la differenza?