La giunta regionale, su proposta del presidente Renato Schifani, ha approvato lo schema di convenzione che riconosce l'Area urbana funzionale di Catania come organismo intermedio del Pr Fesr Sicilia 21-27. Ventidue Comuni, oltre 650 chilometri quadrati, circa 690 mila abitanti, più di novanta progetti per 123 milioni di euro.
Le funzioni di attuazione, monitoraggio e controllo degli interventi passeranno dai dipartimenti regionali alla coalizione guidata dal capoluogo etneo. È la quarta Fua a ricevere il via libera, dopo Ragusa, Siracusa e la Sicilia centrale. «È chi decide come spenderli», scrive BlogSicilia: la posta in gioco non è l'importo, è la firma.
Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è chi sceglierà i progetti, chi firmerà i contratti, chi controllerà i controllori. Il denaro europeo cambia padrone: dai funzionari regionali passa a ventidue sindaci, a una convenzione, a un accordo di programma con la firma del presidente della Regione.
**Il meccanismo.**
Il Fesr funziona a strati. La Regione assegna le risorse. L'organismo intermedio le gestisce: attua, monitora, controlla. I dipartimenti responsabili, Autonomie locali, Energia, Protezione civile, Infrastrutture, firmano la convenzione per il trasferimento delle funzioni. Poi l'accordo di programma sblocca la prima anticipazione delle somme. Ogni passaggio è una scelta: quali opere, quali imprese, quali tempi. Nel quadro complessivo, 648 milioni per otto aree urbane funzionali e 339 per undici aree interne: 1 miliardo e 257 milioni distribuiti tra ventisette coalizioni.
**Le conseguenze per i deboli.**
Nei ventidue Comuni della Fua, l'efficienza energetica, le scuole, la mobilità dolce, la rigenerazione urbana promettono lavori e servizi. Ma chi abita nei centri più piccoli della coalizione sa che le decisioni si prendono nel capoluogo. E chi ha visto fondi europei promessi e mai spesi in trent'anni di programmazione sa che la firma è solo l'inizio. La capacità amministrativa, il «rafforzamento» scritto nei documenti, resta il punto debole: progetti senza tecnici, soldi senza tempi, opere che non arrivano. Il conto non si ferma a Catania: sedici autorità urbane e territoriali su diciannove hanno già chiesto il riconoscimento come organismi intermedi, e chi non lo ottiene resta con le funzioni in mano ai dipartimenti regionali. La corsa al nuovo organismo intermedio è anche una corsa al potere di firma.
**La domanda.**
Chi controllerà, giorno per giorno, come verranno spesi i 123 milioni?