«Chi è fuori posto non è il vulcano, ma è l'aeroporto». Nello Musumeci, ministro per la Protezione civile, interviene sulla crisi dello scalo etneo e non esclude la delocalizzazione: «Se dobbiamo programmare il sistema aeroportuale del sud e della Sicilia per i prossimi venti, trenta anni, un pensierino dobbiamo pur farlo». La crisi dura da oltre una settimana: circa 700 voli cancellati a Fontanarossa, migliaia di passeggeri dirottati.

L'Etna non è una sorpresa: è il più grande vulcano attivo d'Europa, e c'era prima dell'aeroporto. Che la cenere fermi gli aerei è una certezza geologica. Che nessuno l'abbia mai messa in conto, fino a oggi, è la vera notizia.

**Il meccanismo.**
L'aeroporto di Catania è tra i primi cinque d'Italia, un hub strategico per il Meridione. Sorge ai piedi del vulcano. I problemi legati alle emissioni di cenere, ammette lo stesso ministro, sono strutturali: «È chiaro che bisogna conviverci, ma se la persistente crisi determina disagi, è chiaro che una soluzione bisogna trovarla». La soluzione proposta è un tavolo istituzionale: Comiso, ex aeroporto militare nel ragusano, come piano alternativo, e un sistema aeroportuale della Sicilia orientale che «serve sette province su nove».

Musumeci chiarisce di non avere né una soluzione definitiva né l'autorità per imporla. Chiede che chi di competenza valuti. La delocalizzazione resta un pensierino, la programmazione ventennale una dichiarazione. Nel frattempo la Sicilia, che in quanto isola usa l'aereo più di ogni altra regione italiana, resta con il suo scalo principale sotto un vulcano attivo.

**Le conseguenze per i deboli.**
I passeggeri accampati in aerostazione, i lavoratori dello scalo, le imprese turistiche: sono loro il costo della cenere. Ogni chiusura di Fontanarossa taglia i collegamenti con il continente e lascia l'isola più sola. I disagi colpiscono prima chi ha meno margini: chi parte per lavoro, chi deve curarsi altrove, chi non può permettersi un biglietto da un altro aeroporto.

La politica scopre il vulcano a crisi iniziata. I tavoli si annunciano, i piani si rinviano, l'estate passa.

**La domanda.**
Se l'aeroporto è nel posto sbagliato da sempre, cosa aspettano i responsabili delle scelte di ieri e di oggi per dirlo con i fatti, e non con un pensierino?