Cinque misure cautelari personali, circa 120 mila chili di prodotti energetici sequestrati e 330 mila chili consumati in frode. Il Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catania, con il supporto del primo Nucleo Operativo Metropolitano di Roma, ha smontato un doppio sistema di evasione delle accise sul gasolio.
Il trucco si chiama “designer fuel”: si cambia il nome al prodotto per non pagare le tasse. Gasolio per autotrazione dichiarato “liquido bio anticorrosivo”, gasolio agricolo agevolato usato per le auto. I cinque indagati rispondono di sottrazione fraudolenta all'accertamento e al pagamento delle accise, reato previsto dall'articolo 40 del decreto legislativo 504 del 1995.
Il meccanismo
Il primo canale: ingenti quantitativi di gasolio entrano nel territorio nazionale spacciati per un prodotto industriale, che non paga le accise. Il secondo: il gasolio agricolo, acquistato a prezzo agevolato per i trattori, finisce nei serbatoi di chi viaggia su strada. La differenza tra il prezzo del carburante agevolato e quello pieno finisce nelle tasche di chi organizza la frode. Il prodotto viaggia lungo la filiera distributiva come se fosse regolare, fino alla pompa, dove il prezzo ribassato sembra un affare.
Non è un episodio isolato. Dal primo marzo al 31 luglio 2026 la Guardia di Finanza ha concluso 1.371 interventi in materia di accise, denunciato 265 soggetti e sequestrato oltre 20 milioni di chili di prodotti energetici. Sui distributori stradali, 2.279 violazioni contestate a 937 operatori: prezzi non esposti, valori comunicati diversi da quelli praticati.
Le conseguenze per i deboli
Ogni litro venduto in frode è un litro che non paga le tasse. Il conto lo saldano i distributori regolari, che competono con chi vende a prezzo ribassato, e i consumatori, che pagano un prezzo che non rispecchia il mercato. Le accise finanziano servizi pubblici: strade, sanità, sicurezza. Chi evade le accise ruba a tutti, e poi vende il prodotto rubato come se fosse un affare.
Lo Stato recupera i 330 mila chili con un'operazione. Ma i “designer fuels” cambiano nome e ricompaiono. I numeri nazionali dicono quanto è profonda la voragine: in cinque mesi, oltre 20 milioni di chili di prodotti energetici sequestrati e 6,5 milioni di chili consumati in frode, accertati dalle Fiamme Gialle.