Salvatore Pitrola, sindaco di Ravanusa, è indagato per avere dato l'acqua ai suoi cittadini. A luglio ha proclamato lo stato di emergenza idrica, riattivato il pozzo comunale di Cianciaramito e organizzato la distribuzione con le autobotti. Migliaia di persone erano senza acqua da settimane. Ora la sua decisione è al vaglio della magistratura, nell'ambito della vicenda legata al sequestro del pozzo.

Non è un caso che chi prova a risolvere l'emergenza finisca sotto inchiesta, mentre chi si limita a comunicati, diffide e dirette social resta al sicuro. Il sistema premia chi non decide. Punisce chi decide.

Il meccanismo

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Ravanusa, provincia di Agrigento, è una delle tante città siciliane dove l'acqua esiste ma non arriva. A luglio lo stesso sindaco lo ha spiegato con chiarezza: il problema non è la disponibilità della risorsa negli invasi, sono le difficoltà nella distribuzione. Per questo ha disposto il prelievo dal pozzo comunale e ha messo in moto il servizio con le autobotti, assumendosi ogni responsabilità amministrativa e politica della scelta.

È ciò che la legge chiede a un primo cittadino, autorità sanitaria locale e responsabile della protezione civile comunale: valutare tutti gli strumenti straordinari che l'ordinamento mette a disposizione in caso di grave emergenza. Ma la firma, in questa regione, è un atto di coraggio. Espone a verifiche giudiziarie, a esposti, a indagini. L'alternativa, quella delle lettere e dei post sui social, non espone a nulla: nessuno è mai stato indagato per non avere fatto nulla.

Il paradosso è tutto qui. Chi governa rischia in prima persona. Chi lascia correre, no.

Le conseguenze per i deboli

A pagare l'emergenza non sono le società di gestione né gli enti sovraordinati: sono migliaia di famiglie che per settimane hanno aspettato l'acqua davanti al rubinetto. I più deboli, anziani, malati, famiglie con bambini, non possono aspettare i tempi della burocrazia. E quando un amministratore prova a comprimere quei tempi, è lui a finire nel mirino.

Nel frattempo, negli altri comuni della provincia, la domanda gira di piazza in piazza: quanti sindaci hanno usato tutti gli strumenti previsti dalla legge per garantire il diritto fondamentale all'acqua? Quanti hanno preferito il silenzio al rischio?

La domanda