Il sequestro di una comunità alloggio a Belpasso, nel Catanese, ha riacceso i riflettori sulle condizioni in cui vengono tenuti anziani e disabili nelle strutture socio-assistenziali siciliane. La Cisl parla di «gravi carenze igienico-sanitarie» e chiede una nuova governance dei servizi sociali.
Non è un caso isolato. Le comunità alloggio in Sicilia sono spesso l'ultima spiaggia per famiglie che non possono permettersi assistenza privata. Strutture sottofinanziate, personale precario, controlli inesistenti. Il sequestro di Belpasso è la punta di un iceberg che galleggia sull'impoverimento dei servizi sociali pubblici. La Cisl parla di «grave carenze igienico-sanitarie», ma la verità è che queste strutture sono state abbandonate dallo Stato e lasciate in mano a privati che tagliano dove possono.
Il meccanismo
Il sistema funziona così: lo Stato affida i servizi sociali a cooperative private, spesso attraverso appalti al massimo ribasso. Le cooperative, per sopravvivere, tagliano su tutto: personale, formazione, manutenzione, igiene. Gli operatori sono sottopagati, precari, senza formazione specifica. Gli ospiti — anziani, disabili, persone fragili — diventano numeri. I controlli sono rari e superficiali. Quando qualcosa va storto, si scoprono strutture fatiscenti, carenze igieniche, personale inadeguato. Ma fino al sequestro, nessuno interviene.
Le conseguenze per i deboli
I deboli, in questo sistema, sono due volte deboli. La prima volta perché sono anziani o disabili e hanno bisogno di assistenza. La seconda volta perché l'unica assistenza che lo Stato offre è affidata a strutture che li trattano come pacchi da depositare. La Cisl chiede una «nuova governance dei servizi sociali», ma intanto i familiari scoprono che i loro cari vivevano in ambienti insalubri, senza dignità. A Belpasso il sequestro ha portato alla luce ciò che molti sospettavano: l'esternalizzazione selvaggia dei servizi sociali produce risparmi per il bilancio ma produce anche sofferenza per i più fragili.