L'ennesimo attacco della destra al senatore Roberto Scarpinato mira a distrarre dall'elefante nella stanza. La pista mafia-appalti per spiegare la strage di Via D'Amelio vale zero tagliato. Lo ha affermato il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca in Commissione Antimafia.

La destra meloniana ha scritto ai vertici del M5S chiedendo le dimissioni di Scarpinato dalla Commissione Antimafia. Le motivazioni arrivano dal GIP di Caltanissetta Santi Bologna. Egli ha accolto la richiesta di archiviazione redatta dal procuratore De Luca.

Nell'atto di richiesta di archiviazione il procuratore aveva già trattato abbondantemente la questione. Scarpinato e i vertici del gruppo 5 Stelle ribadiscono la radicale illegittimità dell'utilizzo delle intercettazioni tra il senatore e Gioacchino Natoli.

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La strategia del giugno 2023

Questo attacco segue una strategia definita fin dal giugno 2023. Allora Chiara Colosimo era appena diventata presidente della Commissione parlamentare Antimafia. Nonostante la pubblica opposizione di decine di famigliari delle vittime delle stragi di terrorismo e mafie, decise di incontrare riservatamente a Palazzo San Macuto il generale Mori e l'avv. Trizzino. Erano accompagnati dai vertici del Partito Radicale. Essi spiegarono ai giornalisti che l'incontro serviva a mettere in guardia la neo-presidente da evidenti conflitti di interessi.

La destra prepara con ogni evidenza l'ultimo atto. Si tratta della pubblicazione della relazione di maggioranza sulla strage di Via D'Amelio. Essa spiegherà che Borsellino e Falcone hanno pagato con la vita la loro curiosità per gli intrecci tra mafiosi, imprenditori del Nord e politici. Gli imprenditori si occupavano di calcestruzzi e non di televisione. I politici sono sepolti con il crollo della Prima Repubblica.

Le audizioni di Caselli

Alla relazione di maggioranza dovranno rispondere le opposizioni in modo unitario. La storia insegna che le relazioni di minoranza possono avere una centralità decisiva. Il nucleo della contro-relazione dovrebbe essere il contenuto delle due audizioni in Antimafia sostenute da Gian Carlo Caselli. Esse si sono svolte nel luglio e nel novembre 2025. L'ex procuratore di Palermo ha indicato con precisione i documenti mai revocati in dubbio. Questi smontano in radice la ricostruzione firmata dal duo Mori-DeDonno.

Non è emersa nessuna prova che consentisse di andare a processo sulla pista mafia-appalti. Questo è il punto. Provare a ridurre le stragi del 1992 a isolate da quelle del 1993 alla questione degli appalti è fumo negli occhi. Serve a far chiudere su tutto quanto è stato acquisito in questi trenta anni e più, soprattutto sul piano dei depistaggi. Essi sono rigorosamente di Stato.

La relazione di maggioranza avrà effetti considerevoli sul futuro del Paese se non contrastata efficacemente. Le opposizioni devono rispondere adeguatamente. La prossima fase è la pubblicazione della relazione e la possibile contro-relazione di minoranza.