Un custode del Museo Regionale Interdisciplinare Ettore e Arturo Accascina è indagato per falsa testimonianza. È la prima svolta nell'inchiesta sul furto di Ferragosto che ha privato Messina delle opere di Antonello da Messina. L'uomo era stato convocato al palazzo di giustizia insieme ai colleghi per essere ascoltato dai sostituti procuratori. A un certo punto l'audizione è stata sospesa: erano troppe le contraddizioni con le dichiarazioni degli altri dipendenti. Coordinano le indagini il procuratore Antonio D'Amato, la squadra mobile di Messina e i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale.

I ladri hanno impiegato pochi minuti. Il sistema che doveva proteggere il Polittico non ha capito di essere stato derubato. Un museo senza allarmi funzionanti è una cassaforte con il cartello “cassaforte” scritto sopra.

Il meccanismo

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La cronologia ricostruita dagli investigatori, e raccontata anche da Repubblica, è spietata nella sua semplicità. Erano le 20:47. Uomini in abiti neri e casco allargano le sbarre della recinzione esterna, sul retro dell'edificio. Aprono la porta con un piede di porco, una porta che non era protetta dall'allarme. Dentro, la sirena suona: un custode dice di non essersene accorto. Un altro ammette di averla sentita e spenta, convinto che fosse un falso contatto. Un terzo racconta di aver riacceso il sistema dopo quattro minuti.

Quattro minuti. È tutto il tempo che serve a svuotare un museo dalle opere di Antonello, quando la catena della sorveglianza si spezza in tre anelli diversi e ognuno ha una versione propria. Ed è proprio intorno a questa cronologia contraddittoria che la posizione di uno dei custodi è passata da persona informata sui fatti a indagato per false dichiarazioni al pubblico ministero. Le indagini continuano sui movimenti dei ladri.

Le conseguenze per i deboli

Chi perde qualcosa in questa storia? I ladri, forse, non torneranno mai in tribunale con le opere in mano. La città perde un patrimonio che non ha prezzo e che era affidato alla cura pubblica: un museo regionale, cioè una cosa di tutti, difesa da un sistema di allarme gestito con la stessa serenità con cui si spegne la sveglia la domenica.

E poi c'è la questione che nessuna ordinanza risolve: i dipendenti pubblici sottoqualificati e sottopagati che presidiano i beni culturali della Sicilia. Non è una giustificazione, è un dato di sistema. Si chiede la guardia ideale e si paga il turnista precario. La differenza tra i due, nei quattro minuti decisivi, si chiama furto.

La domanda